Il Paese Alto, salito recentemente alla ribalta delle cronache cittadine per l’apparizione sul telegiornale itinerante di Raitre, è il cuore storico della città. Un cuore un po’ malandato, a dire la verità, che periodicamente dà segni di cedimento che mettono in apprensione la città intera.

Riproponiamo per l’occasione gli articoli pubblicati sul settimanale Riviera Oggi n°624 del 18 aprile scorso, arricchiti da tre suggestive immagini scattate da Stefano Giammarini e dai Lamantinobrothers, gentilmente concesse a Sambenedettoggi. Reduci da una escursione fra i cunicoli del Paese Alto, l’impressione da loro ricevuta è quella di uno stato di abbandono latente, in particolare per quel che riguarda Palazzo Piacentini-Rinaldi.

SAN BENEDETTO DEL TRONTO – «Nessuno è in grado di dire quando e come si verificherà, certo è che prima o poi si dovrà fronteggiare un crollo all’interno del vecchio incasato». Questa la non certo ottimistica previsione di Patrizia Logiacco, presidente del comitato di quartiere Paese Alto, da sempre in prima linea nel sollecitare il Comune di San Benedetto e i suoi tecnici ad affrontare risolutamente la questione della stabilità del terreno in questa parte storica della città.

La zona più coinvolta dal problema è il quadrilatero compreso fra Largo Fileni, via Case Nuove, via Boccaccio, Piazza Dante e via Forte: il lato est di questo quadrilatero è proprio via dei Bastioni, salita agli onori della cronaca locale per il crollo del muro avvenuto lo scorso 6 marzo. In quella via erano in corso dei lavori per il drenaggio dell’acqua che si infiltrava nel terreno sottostante; il muro che costeggia la strada cedette proprio nei giorni dei lavori.

La situazione nel resto del vecchio incasato presenta dei connotati simili, ma i possibili esiti negativi sarebbero diversi. Zona dal sottosuolo disseminato di antiche grotte e camminamenti, un eventuale crollo coinvolgerebbe strade ed edifici, con chiaro pericolo per l’incolumità delle persone.

Qual è il motivo di tanta instabilità? La natura sabbiosa del terreno è il fattore principale; una volta che questo strato assorbe acqua a causa o delle piogge o delle perdite dalle tubature per le fogne e per l’acqua corrente, si crea un peso eccessivo che opprime la volta delle grotte sotterranee provocando i temuti crolli.

La memoria dei residenti del Paese Alto conserva il ricordo di vari episodi nei quali si è sfiorata la tragedia, rimanendo per fortuna solo nel grottesco. Un grande crollo avvenne in piazza Dante, quando alle 14:00 venne giù un intero edificio: gli abitanti si salvarono perché erano usciti cinque minuti prima per andare al lavoro. Nei primi anni ’80 un’autovettura sprofondò quasi interamente per il cedimento di un angolo di piazza Piacentini; il proprietario, un fornitore dell’attuale “Caffè dei poeti”, era dentro il locale a scaricare le bibite. Il crollo più recente (1995) ha riguardato la via del Consolato.

Patrizia Logiacco dice che non si stancherà mai di sollecitare il Comune ad intervenire per rendere più stabile un territorio dove vivono 4700 persone, che ospita una scuola, la Chiesa più antica della città, la Curia, 6 locali molto frequentati, uffici…L’incolumità pubblica dovrebbe essere la prima preoccupazione degli amministratori; il problema è serio, strutturale alla conformazione del terreno, ma esistono accorgimenti per ridurre il rischio. Eliminare il traffico pesante con la sua pressione sul terreno, ad esempio, ridurre le infiltrazioni di acqua lavorando sul sistema fognario, inserire materiale per consolidare il terreno. Soluzioni fattibili, ma che si sono spesso perse nel vuoto.

Per ridurre il traffico «non basta certo la segnaletica – ironizza amaramente la Logiacco – ma ci vuole un piano serio che non penalizzi i residenti; abbiamo una scuola nuova dotata di un parcheggio sotterraneo con 180 posti che non è mai entrato in funzione. Perché? Se per le grotte sottostanti vie e piazze l’intervento deve essere necessariamente comunale, anche per le grotte delle abitazioni private ci potrebbe essere un aiuto dall’amministrazione, nei casi in cui i privati non abbiano la disponibilità economica o la cognizione del pericolo. Speriamo che non sia necessario un crollo serio per vedere degli interventi concreti».

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