SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Il sindaco Gaspari ha nominato Pietro D’Angelo come presidente del Comitato di indirizzo della Riserva naturale della Sentina. D’Angelo, 59 anni, biologo, già insegnante e ricercatore presso l’Istituto Superiore di Sanità e all’Università “La Sapienza” di Roma, è stato consigliere comunale a San Benedetto nelle file dei Verdi, consigliere regionale dal 1995 al 2005 e presidente, nel secondo mandato regionale, della IVª commissione “Ambiente, territorio e trasporti”. E’ stato uno storico promotore della nascita della Riserva e ha curato la prima perimetrazione dell’area. Succede a Enrico Damiani, dimessosi spontaneamente dopo l’elezione di Gaspari a sindaco.

Il sindaco ha pure nominato il professore Giuseppe Marcucci come secondo rappresentante del Comune nello stesso Comitato. Marcucci ha 59 anni e nel 1985 è stato tra i soci fondatori di Legambiente a San Benedetto, di cui è stato presidente fino al 1991.

Il Comitato di indirizzo determina la programmazione e la gestione all’interno della Riserva naturalistica, delibera sui suoi bilanci economici, sul regolamento e sulle autorizzazioni relative agli interventi da attuare nel suo territorio. Il Comune di San Benedetto, in quanto soggetto gestore della Riserva, è tenuto ad approvare le decisioni del Comitato. I membri del comitato durano in carica quanto gli organi politici che li hanno nominati.

Oltre a D’Angelo e Marcucci, nominati dal Comune di San Benedetto, il Comitato d’indirizzo e gestione della Riserva comprende l’assessore regionale all’ambiente, un rappresentante della Provincia di Ascoli, un rappresentante del Comune di Ascoli e un membro tecnico indicato dal comitato scientifico regionale per le aree protette. Come organi consultivi il Comitato d’indirizzo dovrà dialogare con Legambiente e Lipu, oltre che con le associazioni e i comitati di quartiere che sono interessati.

La Regione e il Governo hanno da tempo stanziato 450.000 euro per gli investimenti e le spese di funzionamento della Riserva, zona di alto interesse naturalistico, ornitologico e storico. Ricordiamo che al suo interno si trova anche la “Torre del Porto”, edificio risalente al 1543 che serviva come punto di controllo per il porto che sorgeva nella zona dell’attuale depuratore. L’edificio è stato recentemente inserito nella prima fascia di tutela e si potrà intervenire su di esso solo con interventi di restauro conservativo. Per altri 17 casolari ci sono delle diverse fasce di tutela perché sono di valore storico minore.

La Riserva è divisa in tre zone: riserva integrale, protezione e promozione economica e sociale.

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