San Benedetto del Tronto – Il calcio è strano, San Benedetto del Tronto di più. Prima si faceva a gara a stare alla larga dalla Samb ed ai pesi economici e psicologici annessi: mi riferisco a tutti gli imprenditori sambenedettesi, Sergio Spina e Giancarlo Amante esclusi. Spina, infatti, ha addirittura dato senza speranza di ricevere, come prevede il Vangelo per chi si professa cristiano.

Ora che la famiglia Tormenti ha fatto il capolavoro di azzerare i debiti, viene messa in giro la voce che allo stesso Deodati (arrivato secondo nella fase post-fallimentare) piacerebbe in qualche maniera subentrare e collaborare. A quale titolo? Per farsì che la nostra gloriosa società possa immediatamente puntare alla serie cadetta. Il risultato della proposta non può che essere negativo. Perché? Perché distabilizza da subito un programma (lo ritengo il più giusto in assoluto) volto a fare passi meditati e mirati ad una Samb grande nel tempo.

Senza le fondamenta un palazzo prima o poi (più prima che poi) va in frantumi e questa Samb non ha fondamenta… nonostante i tanti costruttori, più o meno ricchi e arricchiti, che gravitano a San Benedetto. Meglio quindi ripartire con i piedi ben puntati per terra. E’ la logica giusta dei nuovi proprietari. Logica però che potrebbe essere minata da una proposta che, se giustamente rifiutata, potrebbe creare problemi tra la tifoseria, ancor prima che il campionato inizi. La promessa (che resta comunque tale) della serie B subito e la speranza di ottenerla tra due o tre anni sono due tesi che spaccano sin da subito la tifoseria. Con risultati facilmente immaginabili ed altrettanto destabilizzanti. Insomma: la nostra Samb non ha pace.

I motivi? Secondo me: voglia senza scrupoli di partecipare direttamente alle vicende della squadra e il desiderio di una maggiore visibilità (assolutamente non condannabili, a chi non piacerebbe diventare un personaggio pubblico?) che creano però una miscela esplosiva e pericolosissima per le sorti future di una società calcistica che, attualmente, ha bisogno soltanto di tranquillità.

Peggio ancora se, in qualche maniera, si cerca di strumentalizzare le ‘anime innocenti’ di quegli imprenditori, in primis il cuprense Sergio Spina, che sono realmente e spassionatamente innamorati della Samb, alla quale vorrebbero e volevano semplicemente dare una mano. Basti approfondire le vicende della May day (Spina e Amante ne avevano fatto parte) per capire perché è arrivata ultima nella corsa alla proprietà rossoblu.

Miei pensieri e dubbi che ho voluto chiarire con lo stesso Sergio Spina, il quale molto serenamente ha dichiarato: «Sono stato negli ultimi mesi molto vicino alla squadra rossoblu non soltanto per questioni di ospitabilità che ho ritenuto doverosa ma perché sono tifosissimo e mi farebbe piacere essere vicino alla società anche in momenti meno difficili. Da qui il mio interessamento e quindi il coinvolgimento in cordate interessate a rilevare la Samb. Se potevo farlo da solo l’avrei già fatto ma sono abbastanza realista da non pensarci nemmeno»

L’hanno spuntata i fratelli Tormenti che pare siano intenzionati a fare tutto da soli…

«Scelta che rispetto. Per il resto sono felicissimo di come si stanno comportando, dopo aver tirato fuori tanti euro per aiutare la mia Samb. L’ultimo a rimetterci di tasca sua era stato quel grand’uomo di Ferruccio Zoboletti (lo interrompo: “l’ultimo a dir la verità sei stato tu” ma lui fa finta di non sentire) poi tanto fumo ma senza l’arrosto di una continuità che ritengo indispensabile per una società come la Samb Calcio. La serietà dei fratelli Tormenti, i fatti concreti da loro compiuti, mi fanno stare molto più tranquillo indipendemente dal fatto che io sia fuori o dentro la società. Non posso che ringraziarli. Il ruolo di tifoso non me lo può togliere nessuno»

Ringrazio Sergio Spina per la franchezza con cui ha voluto chiarire il suo punto di vista a tutta la Riviera delle Palme anche per allontanare equivoci, in buona fede e no, che stavano in qualche modo snaturando la verità e la realtà dei fatti.

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