SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Si chiama Peppino Pavone, non è ancora il direttore sportivo della Samb, almeno ufficialmente («Non chiamatemi direttore, per l’amore del cielo», scherza al telefono), ma semplicemente un consulente di mercato che è al lavoro per la Samb grazie alle buone intercessioni del direttore generale della Samb Claudio Molinari. E in questi giorni è a Milano, per cercare di costruire una Samb giovane ma solida.

«Ho avuto un’ottima impressione della nuova dirigenza della Samb» afferma Pavone, in passato artefice del miracolo Foggia-Zeman, «fino ad ora ho avuto dei colloqui con loro per definire, più che il lavoro attuale, una strategia a lungo raggio per la Samb». E la parola d’ordine, più volte ripetuta da Pavone, è: «Non illudere nessuno».

«Sarà un anno di transizione, questo è chiaro» continua Pavone, «dobbiamo lavorare per lanciare dei giovani e costruire qualcosa di solido e duraturo per il futuro; non si possono fare voli pindarici, e cerchiamo persone che sposino la nostra causa: è facile promettere cento mila euro ad un giocatore e poi non pagarlo. I Tormenti, invece, sono gente che vogliono onorare gli impegni che prendono. Faremo investimenti mirati». I nomi delle società con le quali Pavone conta di intraprendere un discorso collaborativo sono il Chievo, il Milan, la Juventus, il Palermo, l’Udinese. Lavorando da vecchia volpe del calcio: «Cerchiamo di sfruttare i buoni rapporti di amicizia che abbiamo».

Ma non abbiamo potuto fare a meno di chiedere a Pavone, nel giorno in cui è stata chiesta la Serie C alla Juventus per lo scandalo di Moggiopoli (e prima che la Nazionale zittisse ottanta milioni di tedeschi vincendo a Dortmund) un suo parere su quello che è avvenuto nel campionato di Serie A negli ultimi anni: «Tutti sapevano quello che accadeva» è la risposta di Pavone, che aggiunge: «Tutti cercavano di trarre dei vantaggi da questa situazione; oggi invece, trovato il capro espiatorio, si nota un moralismo e un perbenismo che mi fa sorridere. Fare pulizia è giusto, e bisogna ritrovare i veri valori dello sport, ma le cose vanno analizzate serenamente e non con la voglia di giustizialismo, più che giustizia. Quanto a me, per carattere personale, sono sempre stato estraneo a questo sistema».

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