SAN SEVERINO MARCHE – È la più grande rassegna sul rinascimento umbro-marchigiano mai allestita in Italia. Siamo in provincia di Ascoli Piceno. San Severino Marche è – numericamente – una piccola cittadina marchigiana, nata in epoca altomedievale su un precedente insediamento romano.

È questo lo scenario di questa grande mostra “I pittori del Rinascimento a Sanseverino” che ha fra i protagonisti Bernardino di Mariotto, Luca Signorelli e Pinturicchio. La mostra è allestita al piano nobile del Palazzo Servanzi Confidati e vanta  60 opere esposte.
Il cuore della mostra è la figura del pittore Bernardino di Mariotto da Perugia.
Già a gennaio era stato presentato un libro a cura di Giampiero Donnini, del volume “Bernardino di Mariotto da Perugia. Il ventennio sanseverinate (1502 – 1521)” di Raul Paciaroni. In quell’occasione il Sindaco di San Severino Marche, Fabio Eusebi, aveva dichiarato: “Il Comune di San Severino Marche con questa pubblicazione è lieto di rendere omaggio a Bernardino di Mariotto da Perugia, un pittore che con la sua opera ha dato lustro alla nostra terra, continuando la tradizione culturale della scuola pittorica sanseverinate. Artista poco noto al grande pubblico, ma di straordinario interesse, Bernardino di Mariotto può ritenersi senz’altro uno dei protagonisti delle vicende figurative dell’area marchigiana nel primo quarto del XVI secolo. Per questo motivo verrà allestita a primavera una mostra delle sue opere più significative che contribuirà a far meglio apprezzare la sua arte.”

Gli accenti di Mariotto sono espressivi e passionali, tra nostalgie gotiche e la sua attenzione minuziosa alle complesse situazioni socio-culturali. In questa mostra  sono raccolte le opere pittoriche più rappresentative del suo percorso artistico, accompagnati da quelli degli altri esponenti della cultura figurativa tra Umbria e Marche all’inizio del Cinquecento  e da esempi di scultura lignea di artisti intagliatori che dal nord Europa scendevano nelle valli dell’Appennino influenzando le maestranze locali.

La mostra si è anche trovata ad essere la trattazione sistematica di una serie di appassionanti scoperte scientifiche: non più attribuzioni erronee, bensì definitiva sistemazione filologica del corpus delle opere. Una mostra che, oltre all’esposizione, aggiunge un “in più” di nuovo, diversi spunti intriganti e coraggiosi, che permettono alle opere di essere guardate con occhi diversi grazie alla ritrovata firma d’autore. Non più l’etichetta di “anonimo marchigiano” ma finalmente personalità e profili d’artisti riconoscibili.

Senza contare che alcune delle opere esposte si mostrano per la prima volta, sono dei veri e propri inediti, perché fresche di restauro o perché tornate eccezionalmente in Italia dopo una lunga assenza.
Di Bernardino è possibile ammirare la tavola della “Madonna col Bambino, San Domenico e San Severino” dei Musei Vaticani, mai vista fin’ora, e il “Cristo Risorto” da Ca’ d’Oro di Venezia che, riunite per la prima volta, ricompongono uno stendardo processionale finora frazionato in diverse location. La “Trinità in trono tra San Cristoforo e Sant’Antonio” del Museo Bardini di Firenze, restaurata per la mostra, è una novità per il pubblico come anche la “Trinità” del Museo Nazionale di Budapest che è tornata in Italia dopo almeno un secolo e mezzo di assenza.

Tra i pezzi più significativi si distinguono altri inediti mai esposti prima, come i cinque piccoli pilastri di polittico raffiguranti cinque santi appartenenti alla collezione Saibene di Milano e il tabellone processionale effigiante “Due Santi” dalla Galleria di Arte Antica di Palazzo Barberini di Roma, raramente visibili; e le due tavole della “Madonna col Bambino e Santi” e della “Incoronazione della Vergine” provenienti dalla Galleria Nazionale dell’Umbria di Perugia, restaurate per l’occasione.

Per chi visitasse per la prima volta questo paese, magari in occasione di questa mostra, il consiglio è quello di non fermarsi a guardare solo le sale che ospitano le opere: i luoghi per approfondire l’arte sono molti, in questo territorio ricco di storia e cultura.
Anche uscendo un po’ da San Severino Marche si nota che il rinascimento è dappertutto: Cingoli, Treia, Pollenza, Tolentino, San Ginesio, Matelica…
Si può rimanere meravigliati nel trovare cappelle sperdute, opere artistiche sparse a volte anche in boschetti, alla mercè di tutti, l’armonia di chiese con i loro affreschi e quadri, cripte e piazze. Che siano sperdute e non conosciute non toglie loro l’alto valore artistico.

La mostra è promossa dal Comune di San Severino Marche in collaborazione con la Regione e la Provincia di Macerata e grazie al contributo della Fondazione Salimbeni e della Fondazione Carima. Il comitato scientifico della mostra, resa preziosa da importanti interventi di restauro sulle opere presentate, è composto da: Antonio Paolucci, Lorenza Mochi Onori, Vittoria Garibaldi, Stefano Papetti, Giampiero Donnini, Maria Giannatiempo Lopez, Raoul Paciaroni.

L’esposizione rimarrà aperta fino al 31 agosto, tutti i giorni tranne il lunedì dalle ore 10 alle ore 12 e dalle ore 16 alle ore 19. Info:tel 0733 232218

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