SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Si è svolta ieri, presso il Tribunale di San Benedetto, la prima udienza del processo che vede protagonista G.C., il tifoso 34enne rinviato a giudizio in seguito agli incidenti del 23 aprile nel prepartita di Samb-Genoa. Faceva parte dei nove ultras arrestati con l’accusa di resistenza, violenza e lesioni aggravate a pubblico ufficiale. I nove ultras vennero arrestati poche ore dopo la partita, vennero rilasciati dopo quattro giorni e condannati con pene che andavano da quattro a sei mesi. Il beneficio della condizionale fu concesso solo agli incensurati.
L’accusa sostiene che G.C. si è reso protagonista di un ripetuto lancio di sassi verso le forze dell’ordine dalle scale del primo anello della curva. La difesa, affidata all’avvocato Mauro Gionni, sostiene invece di poter dimostrare che per tutta la durata degli scontri l’imputato sia rimasto nell’antistadio dietro la curva nord.

Il rinvio a giudizio di G.C. è stato infatti determinato proprio dal fatto che la difesa disponesse di video girati con i telefonini e di testimoni oculari. In base a questi elementi l’avvocato non ha patteggiato la pena – come successo per gli altri otto tifosi – e il giudice ha deciso per il rinvio a giudizio. Nei video si vedrebbe che l’imputato ha subito percosse da alcuni esponenti del reparto Celere giunto da Bologna appositamente per la partita; percosse che l’avvocato Gionni commenta così: «Noi sosteniamo che l’imputato non abbia potuto lanciare sassi dalle scale perché non è mai salito verso la curva, tranne che dopo la fine degli incidenti per vedere la partita. Abbiamo chiare testimonianze che lo dimostrano e altrettanto chiare testimonianze filmate che dimostrano il suo pestaggio da parte di alcuni esponenti delle forze dell’ordine proprio nel momento in cui l’imputato si avvicinava a loro per cercare un dialogo. Cercheremo comunque di trovare altri testimoni che possano avvalorare la nostra tesi e dimostrare quella che riteniamo essere la verità. Invito chiunque gli sia stato vicino in quei momenti a raccontarci la sua testimonianza, in modo da aiutarci a ricostruire l’accaduto».

Nell’udienza di ieri il testimone dell’accusa, un poliziotto del reparto Celere di Bologna, ha affermato di aver riconosciuto G.C. nel pieno degli scontri sulle scale della curva mentre lanciava i sassi in direzione delle forze dell’ordine. Il poliziotto ha testimoniato inoltre di non avere visto l’imputato nell’antistadio e non lo riconosce nemmeno nei filmini della difesa.

Il punto cruciale del processo, secondo l’avvocato Gionni, è la ricostruzione esatta dei movimenti dell’imputato nel quarto d’ora che sta fra il momento in cui questi entra dal cancello dello stadio e il momento in cui secondo i filmati della difesa viene picchiato, cioè intorno alle 14:49. Le due versioni discordanti saranno al centro della seconda udienza del processo, che si terrà la mattina del 20 luglio presso il Tribunale di San Benedetto. Quel giorno per l’accusa ci sarà la testimonianza di altri due poliziotti della Celere di Bologna, mentre la difesa conta di poter apportare al dibattimento ulteriori testimonianze oltre a quelle che già contava di presentare.

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