SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Si fa un gran parlare di Parco Marino del Piceno, di eco-sostenibilità della pesca adriatica; e di regolamenti abbonda, oltre che l’Italia intera, anche la tutela della costa sambenedettese per il periodo della stagione turistica.

Ma se si esce al di fuori dei buoni propositi (detti ma non applicati), delle regole (mai rispettate e mai sanzionate) e delle lungimiranti idee (raramente tradotte in fatti), povera San Benedetto! Da alcuni giorni infatti, notiamo, di buona mattina, tranquille vongolare che lavorano a ridosso delle scogliere. Passi per una, passi per due, ma alla terza occasione ci siamo armati di macchina fotografica e le abbiamo, inequivocabilmente, fotografate (clicca sulla sezione Multimedia) molto al di qua del limite dei 500 metri di interdizione alle attività di pesca, previsto durante la stagione balneare (scattata ufficialmente attorno alla metà di maggio, con la pubblicazione dell’ordinanza della Capitaneria di Porto). D’inverno, invece, c’è la possibilità di pescare fino a tre metri dalla riva.

Cosa provoca questo sistema di pesca? Innanzitutto non è molto sicuro per coloro che, magari al mattino presto (almeno fino alle 9) decidessero di avventurarsi oltre le scogliere. E poi, al di là di un’attività di pesca che definire intensiva è poco, viene movimentata una quantità di sabbia notevole, che nel corso delle ore seguenti invade la riva, dando la sensazione che il nostro mare sia sporco.

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