SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Si avvicina l’importante appuntamento del referendum costituzionale di domenica 25 e lunedì 26 giugno. Ecco gli opposti punti di vista di due politici sambenedettesi.
Paolo Canducci, coordinatore cittadino dei Verdi e neo assessore alle Politiche ambientali nella Giunta Gaspari: “Votare No a riforme demagogiche che porteranno alla definitiva separazione fra Regioni ricche e Regioni povere“.
Canducci rimarca il fatto che la riforma costituzionale, più che dall’intero centrodestra, sia stata voluta dalla Lega e da Bossi. Giudica demagogiche le proposte di riforma che gli italiani dovranno giudicare. Invita i cittadini a manifestare il proprio dissenso e a “non far passare una riforma che ha come linee guida la definitiva separazione tra Regioni più ricche e Regioni più povere, nonché l’accentramento dei poteri nella persona del primo ministro, a scapito del Parlamento e quindi in definitiva dei cittadini che con il voto scelgono i loro rappresentanti alla Camera e al Senato”.
Canducci critica anche la presunta riduzione dei costi della politica che sarebbe la conseguenza della riduzione del numero dei parlamentari: “Nell’immediato questa riforma porterà ad un sensibile aumento dei costi della politica, mentre la riduzione dei parlamentari si avrebbe solo a partire dal 2016″. In conclusione, “si tratta quindi dell’ennesimo e speriamo ultimo inganno del centrodestra, che cerca di ridurre una riforma di 55 articoli, dannosa per i cittadini e l’unità del Paese, a pochi interventi demagogici”.
Paolo Forlì, consigliere comunale e capogruppo Dc-Psi: “Votare Sì per adeguare la seconda parte della Costituzione che non è più funzionale agli scopi per cui è destinata“. Oltre che per la modernizzazione delle istituzioni, il referendum rappresenterebbe anche un’opportunità di riscatto per la Casa delle Libertà. Forlì afferma infatti che “le due ultime scadenze elettorali (politiche e amministrative) hanno dimostrato che i sambenedettesi sanno premiare il centro destra solo se esso si mostra unito e all’altezza del proprio compito politico”. Pertanto, prosegue Forlì, il voto di giugno può servire a far ripartire le prospettive di creazione di un grande contenitore politico, “moderato e modernamente riformista”.
Entrando nel merito del contenuto del referendum, Forlì sottolinea l’importanza di far passare queste riforme: riduzione di un quinto del numero dei parlamentari; rafforzare la figura del Primo ministro come leader responsabile di una coalizione; innovare la forma di governo trasformando l’Italia in una democrazia dell’alternanza in sintonia con le grandi democrazie europee.
Per finire, l’esponente del Psi critica quelle che sarebbero state delle “scorrettezze” da parte della sinistra: il volantinaggio per il No all’interno dell’istituzione Provinciale – denunciato anche da Pasqualino Piunti – e gli adesivi attaccati sulla porta dell’ufficio RSU del Comune, anch’essi per il No.

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