di Annalisa Cameli


SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Gli elettori italiani chiamati alle urne in quest’ultimo fine settimana di giugno (25 e 26) saranno 47.342.453, dei quali 22.685.258 maschi e 24.657.195 femmine, ai quali vanno aggiunti circa 2.600.000 cittadini italiani residenti all’estero che voteranno per corrispondenza.

La prima parte della Costituzione non è stata toccata, mentre potrebbe subire cambiamenti la seconda parte. Diversi i comitati che si sono formati per entrambe le fazioni.

Cosa cambierebbe

Gli articoli della Costituzione modificati dalla riforma sono in tutto 57.

Riassumendo, i cambiamenti potrebbero essere così espressi: più autonomia alle regioni, che potrebbero quindi avviare leggi ad hoc in base alle singole esigenze, sul piano amministrativo, sanitario e scolastico, mentre allo Stato rimarrebbero alcune competenze su principi generali; meno sedie parlamentari, si passerebbe da 630 deputati a 518 a partire dal 2016. Nel particolare si abbassa anche l’età minima (da 50 a 40 anni per il Presidente della Repubblica, da 25 a 21 anni per i deputati della Camera, da 40 a 25 anni per il Senato). Altro cambiamento importante si avrebbe per quanto riguarda il bicameralismo: attualmente la funzione legislativa è esercitata collegialmente dalle due camere – una legge passa da una all’altra finché entrambe le camere approvano lo stesso testo – mentre con la Devolution ci sarebbero delle nette divisioni, ovvero la Camera avrebbe l’ultima parola sulle leggi di competenza esclusiva dello Stato, il Senato su quelle di competenza concorrente (mista Stato/Regioni) e regionale, mentre insieme delibererebbero su leggi riguardanti il bilancio, leggi costituzionali, elettorali e leggi riguardanti gli enti locali.

Cosa sostiene il SI

Il referendum costituisce un’occasione per modernizzare le nostre istituzioni; rafforza la figura del Primo ministro come leader responsabile di una coalizione; affida al Presidente della Repubblica un ruolo di garanzia; supera il bicameralismo indifferenziato; riduce di un quinto il numero totale dei parlamentari; corregge in più punti le soluzioni introdotte nei rapporti Stato-Regioni dalla revisione costituzionale operata nel 2001 dal centrosinistra.

Cosa sostiene il NO

Il referendum colpisce l’unità nazionale depotenziando le regioni finanziariamente più deboli e favorendo quelle più forti; concentra nel Primo ministro poteri che rendono del tutto squilibrata – in senso autoritario – la forma di governo dell’Italia; il superamento del bicameralismo paritario non è giustificato dalla creazione di un vero Senato federale rappresentativo degli enti e delle comunità territoriali; la distribuzione delle assegnazioni legislative tra Camera e Senato in base alle diversità delle materie rende del tutto incerto l’esercizio del potere di legiferare.

Inoltre il testo sottoposto a referendum viola l’articolo 138 della Costituzione, che non prefigura riforme totali della Carta, e viola i diritti degli elettori, radicati negli articoli 1 e 48 della Costituzione, elettori che con un solo “si” o “no” vengono costretti a prendere contemporaneamente posizione su troppe modifiche costituzionali.

La Sinistra, che per questo referendum è per il NO, ha comunque dichiarato di voler modificare alcune parti della Costituzione, come ad esempio diminuire il numero dei deputati.

In conclusione

Votando SI le modifiche alla Costituzione verranno approvate e quindi apportate. Votando NO la Costituzione rimarrà immutata. Trattandosi di referendum confermativo (detto anche costituzionale o sospensivo) si prescinde dal quorum, ovvero dal limite minimo per cui una votazione può avere fede. Si procederà al conteggio dei voti validamente espressi indipendentemente dal numero di partecipanti al voto.

E’ possibile consultare dei siti web per approfondire l’argomento, in particolare:

per il SI http://www.sivotasi.it

per il NO http://www.referendumcostituzionale.org/

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