SAN BENEDETTO DEL TRONTO – In una afosa domenica di giugno il primo consiglio comunale ha sancito l’apertura ufficiale dell’amministrazione Gaspari. L’aula consiliare era gremita da un consistente pubblico e sui banchi del consiglio sedevano i rappresentanti delle città gemellate di Alfortville, Chicago Heights e Steyr.

Loredana Emili, presidente pro tempore del consiglio comunale, ha aperto la seduta con questa dichiarazione: «I sambenedettesi si aspettano molto da noi e sappiamo che gli applausi si spengono molto in fretta. Nell’interesse della città auspichiamo che il confronto in questa aula sia di alto profilo perché non ci aiutano le polemiche sterili e faziose. La passata esperienza amministrativa e la recente campagna elettorale ci hanno consegnato un eccesso di personalizzazione che è di fatto un pericolo serio. Le divisioni riducono gravemente l’efficacia collettiva». Con l’ausilio di una citazione del politologo Giovanni Sartori, la Emili ha rimarcato la necessità di stabilità politica all’interno delle società complesse, una stabilità integrata però dall’ascolto e dalla partecipazione delle voci sociali esterne al consiglio comunale.

Il discorso del sindaco. Dopo il giuramento alla Costituzione Gaspari ha pronunciato un articolato discorso, apprezzato anche dai banchi della minoranza per l’excursus storico sulla città lontano da eccessivi contorsionismi “politichesi” (il documento integrale è pubblicato sulla sezione “Multimedia”, cliccabile alla destra, in formato pdf) Il ricordo degli esordi della marineria, il sudore di chi è rimasto e il dolore di chi è emigrato, gli albori del turismo balneare, i successi dell’industria alimentare, la “sambenedettesità” come coraggio di cambiare e forza di innovare, le frontiere possibili nel campo dell’accoglienza all’immigrazione regolare, della modernizzazione degli impianti e dell’accesso informatico. Un discorso arricchito da citazioni importanti: Enrico Berlinguer, la “Gaudium et spes” (il documento del Concilio Vaticano II sulla chiesa nel mondo contemporaneo), don Tonino Bello. Ma anche lo Statuto comunale, che nell’articolo primo definisce il mare Adriatico come “un fattore di sviluppo complessivo della comunità quale fonte primaria delle proprie origini storiche e culturali”. L’accenno alla propria storia familiare è servito per rimarcare la natura accogliente, generosa e inclusiva della città.

Le dediche alla famiglia, alla “sinistra giovanile” e a chi non c’è più. Gaetano Capanna, Eleonora Marcelli, Emidio Galiè, Gino Trivellizzi. A loro va il ricordo del sindaco nel momento culmine della propria carriera politica. A loro verranno intitolate alcune sale comunali. Gaspari ha parole di ringraziamento per la propria famiglia, per i sostenitori dai settant’anni in su che chiama affettuosamente “sinistra giovanile”. Dedica la vittoria a chi ha le mani callose, a chi si imbarca sui pescherecci di notte e a chi inizia il turno in fabbrica alle cinque del mattino. E ai partigiani della lotta di liberazione.

Gli interventi dei consiglieri della maggioranza. Buoni auspici sono giunti da tutti i presenti. In particolare Daniele Primavera (“da membro più giovane del consiglio invocherò il rilancio della città a partire dai giovani”), Andrea Marinucci (“dopo 15 anni i Verdi tornano in consiglio comunale e perdipiù nella maggioranza”), Fernando Palestini (“la Margherita offrirà una lealtà vigile alle esigenze dei cittadini più deboli”). Giuseppe Laversa della Rosa nel pugno, subentrato a Giancarlo Vesperini, ha letto un comunicato nel quale si esprime l’appoggio incondizionato del proprio partito alla maggioranza, seppur con qualche importante distinguo (ne riferiamo in un articolo a parte).

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