ASCOLI PICENO – Il mondo bancario piceno trema. Sono 68, infatti, fra presidenti, direttori generali o di filiale e responsabili di nove istituti di credito presenti nel nostro territorio, gli iscritti nel registro degli indagati della Procura di Ascoli Piceno con l’accusa di usura. Nell’inchiesta condotta dal sostituto procuratore della Repubblica, Ettore Picardi, partita dalla denuncia dell’ imprenditore ascolano Emidio Orsini sono finiti, tra gli altri, anche personaggi noti del mondo creditizio come Cesare Geronzi, Vincenzo Tagliaferro (direttore generale della Cassa di Risparmio di Fabriano e Cupramontana), Massimo Bianconi (direttore generale della Banca delle Marche) e il presidente della Banca di Roma Berardino Libonati. L’imprenditore piceno accusa le banche di aver applicato nei suoi confronti tassi usurari.

L’ iniziativa portata avanti dalla magistratura ascolana fa seguito a quella del gip del capoluogo provinciale Annalisa Gianfelice, che alcune settimane fa aveva disposto, nell’ambito della stessa indagine, il sequestro preventivo dei conti correnti tenuti da Orsini in ben undici istituti di credito.

Oggetto del contendere l’applicazione di quanto disposto dalla circolare della Banca d’Italia il 30 settembre del ’96 e dalle successive che fissano la media aritmetica semplice della commissione di massimo scoperto applicata dagli istituti di credito che, secondo i magistrati, non rientra inoltre nel calcolo del Tasso effettivo globale. Una circolare che, secondo il giudice Gianfelice che ha disposto il sequestro preventivo dei conti correnti di Orsini, per evitare ulteriori aggravi a suo danno, la banche avrebbero applicato «in maniera strumentale».

I 68 indagati dalla Procura di Ascoli fanno capo a Banca di Roma, Banca Antonveneta, Cassa di Risparmio di Ascoli, Banca di Teramo e Ascoli, Banca Popolare di Ancona, Tercas, Banca di Credito Cooperativo Picena, Unicredit Banca e Sanpaolo Imi. Nel corso dell’ inchiesta il pm Picardi avrebbe ravvisato la presunta applicazione di tassi usurari delle banche nei confronti di Orsini. I responsabili degli istituti di credito respingono fermamente le accuse, sostenendo di aver operato correttamente.

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