SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Un ricco buffet tenuto alla presenza di varie autorità ha chiuso del percorso didattico “Simulimpresa” seguito dai 25 ragazzi della classe prima sezione I dell’Ipssar (Istituto alberghiero). Questa innovativa metodologia didattica ha avuto come finalità lo stimolo degli alunni all’acquisizione di competenze nel campo dell’impresa alberghiera, tramite un’esperienza organizzativa sul campo. Non solo studio, dunque, ma anche applicazione di concetti in modalità simulata ma non per questo meno stimolante.

Il progetto “Simulimpresa” costituisce il primo anno di un percorso triennale di istruzione e formazione professionale realizzato in collaborazione con l’ assessorato alla formazione professionale e alle politiche attive del lavoro della Provincia di Ascoli Piceno. Alla fine del percorso gli studenti dovranno raggiungere una preparazione di base che permetterà loro di affrontare le diverse qualifiche richieste all’interno di un’impresa alberghiera: rapporto con i fornitori, lavoro in cucina, in sala e al bar, accoglienza dei clienti.

Al fine di contrastare l’alta dispersione scolastica in questo tipo di studi, gli allievi hanno potuto usufruire di laboratori socio-emotivi e di sportelli per i genitori tenuti da psicologi del servizio formazione professionale. Lo stimolo della vocazione professionale di questi ragazzi dovrà anche andare di pari passo con una politica di inserimento nel mondo del lavoro “vero”. Negli alberghi della Riviera, paradossalmente, c’è grande scarsità di personale qualificato. Il paradosso, chiaramente, è la presenza nel nostro territorio di un istituto come l’Ipssar che ogni anno sforna potenziali professionisti del settore che poi non trovano sbocchi lavorativi nel loro territorio. Di fronte alla loro voglia e alla loro capacità qualificata, purtroppo, c’è un basso livello qualitativo delle strutture della Riviera. Le due cose potrebbero andare a braccetto, realizzando un incremento occupazionale e un aumento qualitativo con positivi risvolti sul turismo. Purtroppo non è così, i diplomati dell’Ipssar sono costretti a emigrare, o a accettare impieghi che sottovalutano la loro dignità professionale. E a incrementare, loro malgrado, quella massa di lavoro nero che strozza l’economia del paese.

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