SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Rappresenta il 20% del Pil (prodotto interno lordo) italiano, ogni anno sottrae 20 miliardi di euro dal gettito fiscale destinato all’Inps e all’Inail, è la causa e insieme l’effetto dell’attuale declino economico del paese. Stiamo parlando di quella parte di economia sommersa che usa le varie forme di lavoro irregolare negando la tutela a circa quattro milioni di lavoratori italiani e immigrati. Questi dati sono al centro della campagna nazionale promossa dalla CGIL, presentata alla città in un convegno tenutosi giovedì 8 giugno all’auditorium del Comune. Durante i lavori sono intervenuti esponenti della segreteria regionale della CGIL e della Camera del lavoro di Ascoli e Teramo; le conclusioni del dibattito sono state affidate a Claudio Treves, responsabile del sindacato per il mercato del lavoro.I dati emersi sono preoccupanti: nella provincia di Ascoli i controlli effettuati dalla Direzione Provinciale del Lavoro hanno rilevato nel 2005 un aumento del 14% nel computo delle imprese che utilizzano lavoratori senza un regolare contratto. Fra queste imprese ce ne sono alcune che sono integralmente “in nero?, totalmente sommerse nell’irregolarità. Secondo i controlli dell’Inps, invece, nelle Marche la massa di lavoratori senza regolari contratti ha avuto come conseguenza un’evasione fiscale di 22 milioni di euro nel 2005 e di 8 milioni nei primi quattro mesi del 2006.Lasciando da parte i freddi numeri, il convegno ha esposto le molteplici aree di criticità coinvolte: incentivo alla concorrenza sleale delle imprese irregolari verso quelle regolari, svilimento della dignità professionale dei lavoratori, promozione di un’esclusione sociale che colpisce le fasce svantaggiate come i lavoratori non qualificati e in avanti con l’età o gli immigrati. I settori più a rischio irregolarità sono l’agricoltura, l’edilizia e l’ambito dei servizi tipico dell’attuale economia post-industriale. Il serbatoio di manodopera a cui attingere è ovviamente la massa di immigrati senza permesso di soggiorno, facili prede di ricatti da parte di datori di lavoro senza scrupoli. Nella Riviera delle Palme un settore molto a rischio è quello dei lavori per la stagione estiva.

Le soluzioni proposte dalla CGIL sono il ritorno alle forme di contrattazione collettiva, una più efficiente repressione tramite i controlli sul territorio, una politica di premi alle imprese regolari. E soprattutto un’interpretazione della flessibilità lavorativa in chiave di regolarità dei contratti, invece che nella chiave attuale di precarietà diffusa causata da un’applicazione perversa della legge Biagi, che ha introdotto una pletora di nuove forme di lavoro subordinato in cui trovano posto “mostruosità? come i contratti a chiamata. Alcuni strumenti di intervento possono essere i fondi nazionali destinati alle imprese che decidono di “emergere?, oppure gli indici di congruità che permettono di stabilire i rapporti reali fra servizi e beni prodotti dall’impresa e numero minimo di lavoratori che l’impresa stessa deve impiegare. E poi un piano di ricostruzione previdenziale destinato ai lavoratori ai quali per anni non sono stati versati i contributi.

Al convegno è intervenuto anche Settimio Ciani, responsabile degli ispettori dell’Inps nelle Marche, il quale ha illustrato la nuova strategia dei controlli, basata non più sulle ispezioni nel luogo di lavoro, facilmente eludibili, ma sui controlli incrociati delle banche dati informatiche dell’Enel, dell’Agenzia delle entrate, dell’Inail.

Dagli altri interventi, fra cui quello del vice presidente della Regione Marche Agostini, è emerso il bisogno di un cambio culturale che dia finalmente valore al senso etico del rispetto della legalità. Ma il cambio culturale, per essere attuato, ha bisogno soprattutto di interventi legislativi dall’alto.

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