GROTTAMMARE – «Mi prendo una pausa di riflessione di sette o otto giorni. Il tempo diciamo che il sindaco ritorni dalle vacanze. Dopodichè, confrontandomi con le istituzioni, deciderò il da farsi: se andare avanti oppure lasciare dopo 9 anni di gestione. Nessuna ripicca nei confronti di chicchessia, semplicemente un’analisi serena dopo un’annata tribolata».
Amedeo Pignotti lascia o raddoppia? E’ il cruccio della Grottammare sportiva che, nemmeno il tempo di assaporare una salvezza colta in extremis, dopo la coda dello spareggio play out con la Nuova Avezzano, si trova a fare i conti con il “nodo? societario. La sensazione, nonostante i “ghirigori? dialettici del caso, è che l’imprenditore marchigiano abbia maturato l’idea di mollare e che, molto probabilmente, andrà fino in fondo. Si chiuderebbe un ciclo che ha visto la squadra biancoceleste catapultata, nello spazio di 5 anni, dalla Seconda Categoria alla serie D.
Stamane Pignotti, approfittando della breve cerimonia tenuta presso il palazzo comunale, nel corso della quale ha consegnato al sindaco Luigi Merli la targa di benemerenza con cui la Figc e la Lega Nazionale Dilettanti lo scorso 27 maggio hanno omaggiato il sodalizio grottammarese per i suoi 107 anni di storia, ha in pratica chiamato a raccolta le forze imprenditoriali cittadine.
«La mia voglia di fare calcio è rimasta intatta, ma deve essere chiaro che non ho preso in eredità la società; sto facendo calcio a Grottammare da tanti anni, ma ci deve essere qualcuno interessato a portare avanti un progetto. Dopo tanti anni di reggenza del resto è probabile che uno non abbia più gli stessi stimoli; debbo poi ammettere che non ho mai notato quella vicinanza al Grottammare Calcio, sia da parte delle forze economiche che degli sportivi. Una città di 15 mila abitanti come Grottammare, con l’importanza che riveste in ambito provinciale, che non riesce a fare almeno mille spettatori a domenica, è un fatto abbastanza grave. So bene che questa realtà è condizionata da San Benedetto, ma mi aspettavo di più, soprattutto in virtù dei 3 anni di serie D che ci siamo lasciati alle spalle. Di certo avrò commesso degli errori, magari non riuscendo a coinvolgere le due componenti nel modo giusto».
«Non sto dicendo di avere già deciso di vendere la società – ha continuato il presidente – Potrei lasciare come pure decidere di ripartire con maggiore convinzione rispetto a prima. Mi piacerebbe però che se decidessi di farmi da parte ci fosse qualcuno pronto a sostituirmi, in modo tale da non far scomparire il calcio a Grottammare».
Alla domanda se qualcuno si fosse già fatto avanti, il patron biancoleste ha risposto: «Ho avuto delle avances da parte di persone, non del posto, che sarebbero interessate a fare calcio a Grottammare». Fine della comunicazione. Per il resto appuntamento alla prossima settimana, quando il “nodo? dovrebbe essere sciolto.
107 ANNI DI STORIA Il Grottammare Calcio ha festeggiato quest’anno i 107 anni di storia. Sorto dalle ceneri della Società Ciclistica Robur, costituita nel lontano 1899, il sodalizio biancoceleste è riuscito a tenersi in vita nonostante le ristrettezze economiche alle quali ha spesso dovuto far fronte e, perchè no, nonostante si sia trovato ad “operare? all’ombra della Samb Calcio.
E il riconoscimento della Figc, consegnato ad Amedio Pignotti lo scorso 27 maggio a Roma, conferisce ulteriore prestigio al sodalizio grottammarese, che si pone tra i primissimi club italiani in fatto di longevità, in compagnia di società del calibro di Genoa (1893), Juve (1897) e Milan (1899).
«Lo reputo il successo più prestigioso mai conseguito dal Grottammare – ha detto il presidente biancoleste – non dal sottoscritto, ma da tutte quelle persone, a cominciare da Filippo Pirani (dal 1924 sempre all’interno della società, prima come giocatore, poi come dirigente, infine come presidente onorario, a seguito dell’investitura dello stesso Pignotti, ndr), che hanno lavorato con sacrificio per il club. “Cedo? la targa al sindaco perchè reputo che appartenga a tutta la città».

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