SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Quando e come possono essere sanzionati i comportamenti di coloro che approfittano del proprio carisma e di alcune dottrine pseudo-religiose per sottomettere l’altro psicologicamente e fisicamente? “Plagio e sette religiose: la deriva della tolleranza?, convegno tenuto il 2 giugno all’Hotel Calabresi, ha affrontato questo tema ospitando relatori dal mondo cattolico, dal mondo forense e dal mondo politico. Si è trattato dell’annuale raduno del Gris diocesano (Gruppo ricerca informazione socio-religiosa).

Maria Elisabetta Alberti Casellati, vice presidente del gruppo di Forza Italia al Senato della Repubblica, ha tenuto un intervento strettamente calato nell’attualità. Il senatore sta portando avanti in Parlamento il disegno di una nuova legge sui reati di plagio che va a integrare le leggi sulla circonvenzione di incapace e sulla riduzione in schiavitù. Secondo stime non ufficiali, in Italia esisterebbero circa un milione di adepti di sette religiose.

Recentemente il reato di plagio è stato eliminato perché si riferiva a fattispecie troppo generiche. Così facendo, secondo il senatore, si è creata una “zona grigia? che ha reso praticamente non punibili certi condizionamenti mentali dalle conseguenze spesso drammatiche. Situazioni in cui alcune comunità pseudo-religiose arrivano ad avere una interferenza totale con la vita dei membri, condizionandoli con un sistema di premi e di minacce, arrivando a dominare le personalità con tecniche che non lasciano nulla al caso. Il problema legislativo è che in questi casi non può essere applicata la legge che punisce la circonvenzione di incapace, perché questa agisce solo nel caso di gravi e certificate patologie.

D’altra parte occorre tutelare la libertà di confessione religiosa sancita dalla Costituzione, evitando di fare leggi liberticide. Secondo la Casellati, invece, il confine fra libertà e condizionamento viene varcato quando esiste una deliberata volontà di condizionare qualcuno a tenere comportamenti che violano le regole della civile convivenza.

L’intervento di un monaco francese, padre François, ha richiamato una possibile differenza fra le grandi religioni monoteiste e le sette: «Le vere religioni non hanno la pretesa di risolvere a buon mercato i problemi esistenziali su questa terra».

Su questo tono anche l’intervento di Gervasio Gestori, Vescovo della diocesi di San Benedetto-Ripatransone-Montalto: «Ricercare la felicità è un diritto dell’uomo, ma occorre diffidare da quei modi troppo comodi, come le fughe dal mondo e dalla ragione. Deve tornare quella passione educativa di scuola e famiglia che oggi manca, perché la vera educazione deve essere liberazione, non plagio».

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