MARTINSICURO – Sono le ore 16:00 di un freddo primo giugno: sotto una fitta pioggia, presso la chiesa del Sacro Cuore, si svolgono i funerali di Salvatore Calise e di Luigi Marini, deceduti in mare aperto nella tragedia del peschereccio “Vito Padre”, avvenuta nel pomeriggio del 30 maggio. La chiesa è piena all’inverosimile, chi non riesce ad entrare si ferma intorno al portone, altre persone stazionano commosse davanti a bar e negozi sull’altro lato della strada. Una città intera piange due suoi figli vittime di un lavoro nobile ma durissimo. Fra le numerose corone di fiori compaiono le dediche da parte della marineria sambenedettese e di quella di Giulianova. In chiesa ci sono gli stendardi delle scuole di Martinsicuro e sono presenti tutte le autorità della città. Si respira una sincera e profonda commozione e la giornata uggiosa sembra manifestare la tristezza della natura.

Inizia la Messa: Gervasio Gestori, Vescovo della diocesi di San Benedetto-Ripatransone-Montalto, torna con la memoria al pomeriggio di ieri, quando dalla Curia Vescovile osservava il mare calmo dopo il forte vento del 30 maggio: «Mare, fonte di ricchezza e di riposo, come hai potuto diventare dispensatore di morte? Non ho risposta a ciò, se non affermare che la speranza nella vita Eterna è l’unico appiglio che ci rimane».

Il sindaco di Martinsicuro, Leonilde Maloni, sale sul pulpito con la commozione di una concittadina prima che di un’autorità: «Dopo questa sciagura non possiamo più tirarci indietro dal compito di rendere la pesca un’attività più sicura. Provo un dolore indescrivibile, ma ho anche la conferma di quei valori di profonda solidarietà umana che si instaurano fra coloro che vivono e lavorano in ambienti duri come la pesca. Vedere abbracciati, qui, le famiglie dei defunti con chi è sopravvissuto mi riempie il cuore di speranza». Stretto ai parenti di Calise e Marini, infatti, c’era Roberto Di Giacomo, l’unico superstite del “Vito Padre”, ritrovato da un altro peschereccio dopo aver passato 6 ore in mare grazie al giubbino di salvataggio.

Nel momento del discorso di un marinaio in pensione tutti i presenti hanno vissuto attimi di straordinaria intensità emotiva: «Il mestiere di pescatore è impervio, ma dà una straordinaria dignità e forza d’animo a chi lo pratica. Per questo sono sicuro che i nostri fratelli Salvatore e Luigi, anche in Paradiso, anche in una vita infinitamente migliore di questa, nel loro profondo rimarranno sempre pescatori». Un commosso applauso ha rappresentato la degna conclusione di questa triste cerimonia, ma il senso profondo di queste parole accompagnerà ancora a lungo chi oggi ha voluto rendere omaggio a due coraggiosi lavoratori, sconfitti da una natura che ha mostrato il proprio lato cattivo e indomabile.

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