SAN BENEDETTO DEL TRONTO – L’aveva detto nel chiuso della sala stampa dello stadio Comunale, tra lo stupore, bugiardo chi nega, dei presenti. La Samb aveva incassato tre reti, ma soprattutto aveva dilapidato il vantaggio di potersi fare bastare un pareggio davanti al pubblico amico. Eppure Remo Croci, quasi a caldo, aveva esclamato: «Ci salviamo noi».
Inguaribile ottimista il giornalista Mediaset, che alla vigilia della trasferta di Fermo, in febbraio, si è riavvicinato ai colori rossoblu per tentare di salvare il salvabile. Ce l’ha fatta, anche perchè, rivela: «Alla vigilia del match allo stadio Recchioni ho sognato Ferruccio Zoboletti e Alberto Ciabattoni che mi dicevamo: “Fallo, riuscirai a salvare la Samb!?. Per fortuna talvolta nella vita i sogni si avverano».
E c’è voluta una grande Samb per ribaltare il 3-1 maturato in Valtrompia. «Dopo la sconfitta di domenica scorsa avevo capito che non eravamo crollati né mentalmente né fisicamente. Non avevo smesso di crederci insomma, anche perchè in Lombardia non si era visto un Lumezzane nettamente superiore. Nonostante anche in queste ultime due settimane sembrava ci fosse tutto contro, siamo riusciti a ribaltare il risultato».
Scorrono i titoli di coda su una stagione straordinaria – in tutti i sensi; soprattutto perchè al di fuori dell’ordinario. Naturale ripercorrerne alcune tappe fondamentali. «Il momento più brutto è stato proprio dopo la vittoria di Fermo, quando abbiamo deciso di “scoperchiare? il pentolone. Per un attimo ho pensato di azzardare un po’ troppo. Per fortuna è andata bene, nonostante le magnilità che si sono sentite in settimana».
Ma l’immagine simbolo della Samb edizione 2005-’06 sta forse tutta nella settimana successiva alla trasferta di Pizzighettone, agli inizi di aprile. «Non c’era più niente – ricorda Croci – Ripartire è stata molto dura. Gestire e tenere unito un gruppo di ragazzi che non prendevano soldi e che magari talvolta si sono lasciati andare è stato complicato, ma non abbiamo mollato. Voltattorni ha fatto il primo passo. Il sottoscritto, Chimenti, Catto, Zaini, Pozzani e Beni l’hanno seguito. La salvezza di oggi spero che sia solo l’inizio. La Samb non muore».
«Quello che invece mi ha addolorato – continua Croci – sono state le parole di alcune persone importanti di San Benedetto, che avrebbero preferito vedermi fuori dallo staff tecnico. Parola che mi hanno ferito molto come uomo, perchè questo staff l’ha creato il sottoscritto. Se ci dovevamo tirare indietro dunque dovevamo farlo tutti insieme».
Coda al veleno pure lo striscione apparso nel settore distinti: “Questa Samb ha troppe…Croci?. «Naturalmente mi è discpiaciuto – replica il diretto interessato – In 30 anni è la prima volta che mi capita, però rispetto il pensiero di chi lo ha fatto. Se resto? No, mi faccio da parte. Spero che non ci sia più bisogno di essere chiamato, vorrebbe dire che la Samb va bene».

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