LUMEZZANE – Avevamo tutti negli occhi la Samb da battaglia ammirata contro il Genoa, la Pro Sesto, il Padova. Per i più romantici: cuore e ardore, sangue e sudore.
Siamo saliti a Lumezzane con la convinzione di vedere una formazione quantomeno migliore rispetto a quella che lo scorso 12 marzo sbancò il Comunale grazie a una rete, la prima in rossoblu, di Docente. Siamo rimasti delusi: smarrito, neanche due settimane fossero lunghe due anni, quell’animus pugnandi che era prerogativa fondamentale della squadra che, specie nella seconda parte di stagione, ha fatto fronte a traversie di ogni tipo. Per semplificare: il Lumezzane ha fatto la Samb. E la Samb? È rimasta a guardare, sbagliando l’approccio alla gara.

Hai voglia a recriminare per la direzione di Denis Salati di Trento e dei suoi assistenti di linea – siamo d’accordo: l’azione del presunto rigore ai danni di Docente va quantomeno rivista – la verità è che la Samb odierna è parsa troppo poco in partita e nettamente inferiore dal punto di vista fisico. Un Lumezzane che forse ha preparato meglio questa prima sfida play out. Per gli uomini di Chimenti, ci mancherebbe, di scusanti ce ne sono, ma francamente il rischio di vanificare una stagione schizofrenica, sempre a rincorrere, con colpi di scena a ripetizione, fa paura.
E pensare che l’anno passato, di questi tempi, davanti alla maestosa platea del San Paolo, la Samb di Davide Ballardini si giocava una fetta di B. Da Fuorigrotta alla Valtrompia. Ieri come oggi c’era Colonnello, simbolo di questa Samb che ha steccato malamente; fatalità ha voluto che, come era successo all’ombra del Vesuvio, il numero 3 rossoblu al Comunale abbia procurato un rigore apparso assolutamente evitabile. Ieri Capparella, oggi Scaglia, che dalla bandierina ha “trovato? la mano del difensore abruzzese.
Dimentichiamo in fretta questa brutta parentesi, della quale si deve fare tesoro. Perché qualsiasi discorso in ambito societario sarebbero vanificati da un’eventuale retrocessione. Occorre gettarsi a capofitto sul return match: serviranno due gol di scarto. Ma soprattutto: c’è bisogno della Samb di sempre. Quella di sempre. O meglio: quella ammirata prima della gara del Comunale.
50O TIFOSI ROSSOBLU Erano quasi 500, anche oggi, i sostenitori sambenedettesi al seguito della compagine rossoblu. Gli addetti ai lavori valgobbini ci hanno palesato tutto il loro stupore per un seguito così massiccio, a dispetto della situazione societaria in cui versa il sodalizio di Viale dello Sport e della distanza tra il centro bresciano e la Riviera.
Addirittura un pullman, la seziona Onda d’Urto di Friburgo, proveniva dalla Germania. Onore a loro. Come va elogiato il comportamento di tutti gli aficionados rossoblu che si sono contraddistinti per un tifo continuo dal 1° al 90° – nonostante una flessione, tanto evidente quanto comprensibile, nella ripresa. E alla fine, quando la formazione di mister Chimenti ha fatto ritorno negli spogliatoi a capo chino, si è sentito qualche fischio e alcuni improperi. Ricarichiamo le pile: fra sette giorni servirà un Riviera in versione Sambodromo.

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