GROTTAMMARE – Il Parco Marino del Piceno è in dirittura d’arrivo, anche se vanno definiti regolamenti e accordi con le categorie del mondo della pesca. Quello che pare certo è che si cercherà di conciliare la tutela ambientale con le esigenze economiche, in primis quelle della pesca. Durante l’incontro pubblico di venerdì presso la sala Kursaal di Grottammare, il presidente della Provincia di Ascoli Massimo Rossi ha illustrato motivazioni e finalità del progetto, nato alla fine degli anni ottanta. “Il Parco Marino del Piceno non sarà un santuario intoccabile, perché insiste su di un’area molto antropizzata, con elevata densità di popolazione ed attività economiche”. Rossi, in sostanza, concepisce il Parco come un mix di tutela ambientale e fruizione umana. Un mezzo per salvaguardare la risorsa del mare, che “dobbiamo tramandare ai nostri figli”, ma anche per rilanciare il mondo della pesca e quello del turismo, che per ragioni diverse attraversano una crisi epocale.

L’eccessivo sfruttamento delle risorse ittiche ha messo a rischio alcune specie, e ne ha decimato altre. Il Parco, diviso in zone a differenti gradi di tutela, non vieta le attività di pesca, ma promuove la loro programmazione razionale e l’uso di attrezzi più selettivi e meno impattanti. Sul versante del turismo, il Parco è un chiaro incentivo alla tanto sospirata destagionalizzazione, con il corollario di attività turistiche innovative come l’osservazione dei fondali e la pescaturismo. Creerà occupazione, sviluppando tutto un nuovo settore di servizi informativi e di gestione e sorveglianza dell’area protetta.

Ulteriore motivo di vanto è il fatto che il Parco che si va a realizzare ha poco in comune con le numerose aree marine protette in Italia. E non tanto perché la stragrande maggioranza di queste si trova sul mare Tirreno, quanto per il fatto che si trovano vicino ad isole o coste rocciose. L’area del Parco Marino del Piceno, che va da Porto Sant’Elpidio ad Alba Adriatica, invece mostra i segni di una tangibile presenza umana e urbanistica. Nonostante questo, il medio Adriatico conserva ancora una ricca biodiversità, anche se meno appariscente per gli osservatori poco esperti. Come ha detto il biologo Carlo Froglia, un subacqueo riemergerebbe deluso da un’immersione, in quanto le specie più caratteristiche (triglie, seppie, canocchie) vivono semi-immerse nella sabbia. L’assenza di flora e fauna “tropicaleggianti” (poseidonia oceanica, gorgonie) non vuol certo dire, insomma, che i fondali del medio Adriatico siano poco interessanti scientificamente.

La perimetrazione delle zone di tutela integrale è stata proposta lo scorso aprile, ma rimane un “cantiere aperto”, suscettibile di modifiche ed aggiustamenti in accordo con le categorie del settore ittico. Le maggiori perplessità vengono dagli operatori dell’acquacoltura e della raccolta delle vongole, due attività che subiranno limitazioni in gran parte del Parco.

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