San Benedetto soffre di eccesso di edificazione, eppure continuano ad essere costruite case. Non è un grave errore?
«Esiste a San Benedetto un problema di concentramenti ad alta edificazione. L’edificabilità è stata concessa anche in zone molto ristrette, in terreni molto ristretti c’è un’alta densità sotto l’aspetto dell’edificabilità. Poi magari il verde bisogna andare a cercarselo altrove. Non c’è equilibrio tra la cementificazione e il verde: su tutto il territorio sambenedettese. I problemi non sono quelli di un tempo, quando le esigenze erano altre, i posti auto non servivano, ecc. Oggi abbiamo maggiori difficoltà, zone concentrate in cui non sono previsti parcheggi, servizi, verde. Non è un problema di destra o di sinistra. E’ un vizio. Se poi sia venuto fuori dalla commissione edilizia o no non saprei. Certo, il suo regolamento è stato a volte stiracchiato. Ma per le ristrutturazioni sarei più cauto: l’aumento del volume può far risparmiare un pezzo di verde. L’equilibrio va cercato nel giro di qualche centinaia di metri: non certo dalla zona Brancadoro alla Sentina. Quando si parla di Piano regolatore si parla proprio di questo: di non far affogare il cittadino dentro la cementificazione, che sia per distrazione o per volontà. Il riequilibrio passa per la ristrutturazione, ma anche per i parcheggi sotterranei, ecc, tramite accordi pubblico-privati».
Se gli imprenditori che vogliono la Sambenedettese vi chiedessero di sbloccare la zona Brancadoro, come vi comportereste?
«Quando si ha a che fare con il mondo dell’imprenditoria e con quello dell’amministrazione, entrambe le due parti devono guadagnarci. Se devo costruire un quartiere c’è un dare e avere. Ma nel campo della Sambenedettese non ci può essere il baratto. Gli imprenditori non sono solo costruttori. Coloro che vogliono la Sambenedettese dovranno puntarvi con metodi e criteri diversi. Non ci può essere il baratto. Si mette in gioco l’appartenenza a una città. Si può trovare una formula societaria o meglio una fondazione, cui potrebbe contribuire dal tifoso al cittadino normale, dalla banca al costruttore a tutti quanti. Sotto il profilo etico e morale quei soldi andranno gestiti con prudenza. Per la Samb oggi cerchiamo una soluzione d’emergenza».
Il lungomare dovrà essere completato? E sulla questione dei rumori estivi come si comporterà?
«Il lungomare dovrà essere portato a termine come è stato iniziato. Non ci sono dubbi. Io non sono per qualcuno che costruisce e qualcuno che demolisce. Ciò che Martinelli ha portato avanti lo ha portato avanti insieme alla parte politica che mi sostiene. Il lungomare è stato fatto bene. Non si possono sprecare i soldi pubblici. Quel progetto deve andare avanti. Per quanto riguarda i rumori, va bene stare dentro le leggi, ma si deve anche fare in modo che ci sia una convivenza civile. Si deve chiedere agli abitanti e a chi sta sul lungomare un minimo di tolleranza e di pazienza, essendo d’estate. Non possiamo guardare ai cinque che si lamentano, lasciando perdere tutti gli altri».
Ha mai raccomandato qualcuno?
«Nel mio campo non c’è molto margine. A volte mi piacerebbe che ci fossero persone valide da indirizzare».
Negli ultimi anni non ha lavorato a San Benedetto. Pensa per questo sia un piccolo handicap di conoscenza della città?
«Bè, forse sul bilancio o sul Piano regolatore, cose sulle quali mi sono documentato. Ma per il resto i problemi si sentono, anche lavorando fuori. Naturalmente un conto è la conoscenza di chi ha amministrato o ha fatto un’opposizione più o meno dura, un conto è stare all’esterno».
Cosa farebbe nei primi cento giorni di amministrazione?
«Metterei in cantiere una serie di attività di ordinaria amministrazione. Girando per incontrare le diverse associazioni e comitati di quartiere ho percepito la solitudine di queste categorie. Valorizzare questi soggetti sociali. E poi mettere mano a quelle piccole cose di cui hanno bisogno i singoli quartieri, che molte cose vengono lasciate indietro. Mentre la gente si accontenterebbe di molto poco. Tutti gli elenchi che ci vengono fatti di cose da fare riguardano piccoli interventi. E queste piccole cose sono un diritto dei cittadini».
Cosa farebbe se diventasse consigliere comunale, mentre Martinelli fosse sindaco?
«Chi perde rimane comunque nella squadra. Queste elezioni sono anche una sorta di primarie. Uno è una risorsa per l’altro, mi sembra evidente».
Chi preferirebbe come avversario al ballottaggio?
«Naturalmente preferirei Gaspari. E’ una prospettiva più allettante».
Per quali opere o in quali settori dovrebbero intervenire i privati nel prossimo futuro?
«Mi limito al criterio generale. Il pubblico e il privato devono per forza collaborare. Altrimenti è difficile portare a termine belle e grandi opere di riqualificazione. Sotto le diverse formule l’accordo con il privato deve esserci. Il criterio deve essere quello della trasparenza: si deve sapere cosa ci guadagna il pubblico e cosa il privato. Poi ci sono varie zone, dalla Brancadoro all’ex Ballarin, all’area portuale. Ci vuole solo una politica con criteri precisi».
I comitati di quartiere servono per avvicinare all’amministrazione o per dividere?
«Oggi alcuni comitati sono politicizzati. Dovrebbero dialogare, collaborare. E non per un elenco di piccole opere di manutenzione ordinaria: queste cose devono essere fatte senza che vengano chieste. Il comitato può orientare l’iniziativa politica sulla qualità della vita. In questo modo sarebbero un ammortizzatore sociale, un avamposto del Comune sul territorio. Bisogna evitare che i comitati vengano politicizzati nel senso di svolgere attività di partito. L’atteggiamento di un comitato deve essere collaborativo».

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