San Benedetto soffre di eccesso di edificazione, eppure continuano ad essere costruite case. Non è un grave errore?
«Il problema è l’equilibrio tra domanda e offerta. San Benedetto è una bella città e la gente vuole vivere qui. Noi dobbiamo garantire gli standard di vivibilità, ovvero quello che la legge prevede per una città normale, ovvero un certo numero di metri quadrati di verde e servizi: secondo la Regione 27 metri quadrati per abitante. Serve quindi un Piano Regolatore. Dobbiamo fare in modo che dal verde “teorico” si passi al pratico, ovvero rendendo fruibili i metri; questo si può fare attraverso la perequazione, ovvero far finire la prassi degli anni Sessanta, quando una persona, se aveva santi in paradiso, riusciva a far rendere edificabile un terreno. Questo distingueva le persone ricche o i poveri. Quel vincolo poi veniva reiterato per decenni. La perequazione poi significa: i metri cubi che si possono realizzare in quell’area è identico, indipendentemente dalla destinazione. E quindi il valore è identico».
«Una ristrutturazione non può eludere un problema urbanistico. Le norme esistenti già potrebbero far venire meno la Commissione Edilizia Comunale: in teoria dovrebbe dire se un progetto è a favore o contro la legge, senza mercanteggiamento. Quando si parla di ristrutturazione bisogna vedere in quale comparto si insiste. Ad esempio la Legge 31 permette di far salire di un piano. Spesso accadono invece cose diverse, e qui occorrerebbe il controllo severo: in zone artigianali si chiedono concessioni artigianali, invece vengono realizzate delle zone residenziali, e qui la dotazione di parcheggi e servizi è inferiore che per il residenziale. C’è un’impennata di questo genere di abusi negli ultimi anni».
Se gli imprenditori che vogliono la Samb vi chiedessero di sbloccare l’area Brancadoro, che fareste?
«Siamo tre persone con idee diverse e ci candidiamo a governare, ma credo che sia io che gli altri candidati possediamo il requisito pre-politico dell’onestà. Non si mercanteggia il territorio per altro. Il problema della Samb è una cosa, il problema del territorio è altro. Non si fa un do ut des su questo. Il territorio va programmato: prima Martinelli diceva di crescere di 4500 abitanti, che significano 9000 abitante equivalente, ognuno del quale ha diritto a 120 metri cubi. Se facciamo un calcolo di oltre un milione di metri cubi nel territorio. Qui si discute: è poco, è tanto. Poi ci preoccupiamo che la città ha sete di casa, a partire dai giovani. Non si può barattare. Sulla Samb ci deve essere un progetto serio, e credo unitario per far sì di trovare insieme una soluzione. Prima però bisogna conoscere esattamente la situazione debitoria. Se noi mettiamo oggi sul tavolo il territorio a fronte di un’acquisizione, credo che in tempi brevi potrebbe portare qualcuno in galera, e per il bene della città e della mia famiglia non credo che sia giusto. Voglio comunque fare un appello anche a Martinelli e Costantini: ognuno lavora per il bene della Samb, ma la divisione politica attuale può essere deleteria. Non c’è, adesso, un sindaco. Chiediamo all’assessore provinciale allo sport Capriotti, sambenedettese storico, di comunicarci chi sono gli imprenditori interessati alla Samb, affinché nessuno di noi tre debba avere una primogenitura al riguardo. Ognuno di noi ha contatti con alcuni imprenditori, che forse sono gli stessi, ma potrebbero essere diversi. Troviamo un modo per gestirli univocamente, in modo tale che Capriotti possa gestire questo passaggio». Martinelli accetta di trovare una posizione comune prima delle elezioni, Costantini dice di vedersi attorno ad un tavolo, anche con Capriotti, ma insieme.
Nel giugno 2001 sfilò in bici per riavere la pista ciclabile di Viale De Gaspari. Lo rifarebbe o è una battaglia persa?
«Ci sono anche battaglie giuste che però si perdono. Ma a San Benedetto deve essere sviluppata una battaglia definita dolce, incentivando le piste ciclabile. Dovremo dotare la giunta di “biciclette blu”: lavoreremo per incentivare delle piste ciclabile».
I paletti neri di Viale De Gasperi non ci sembrano il massimo dell’estetica.
«Concordo che siano brutti esteticamente. Ma di questo si occuperanno i tecnici. Però creano problemi di sicurezza e anche di gestione della pulizia stradale».
Cosa ne pensa della campagna elettorale di Tablino Campanelli?
«Non saprei che rispondere. Non so bene come si colloca politicamente Campanelli».
Nel caso di ballottaggio, qual è la sua posizione?
«Io ho già giocato tutto, io sono perché nella politica la destra stia con la destra e la sinistra stia con la sinistra. Noi abbiamo messo assieme tutti prima, le primarie le abbiamo fatte prima. Se dovessi andare al ballottaggio? Le variabili sono tante, ricordo Pasqualina Napoletano che era candidata alla Provincia di Roma che al primo turno ottenne il 49,8%, e poi ha perso al secondo turno. Bisogna vedere quanta gente torna a votare… Sono per una massima contadina: “Dopo un raccolto ne viene un altro”. Aspettiamo il 29 maggio».
Ha mai raccomandato qualcuno?
«Di raccomandazioni richieste tante. Di raccomandazioni contro legge neanche una. A discapito di un’altra persona mai. Se invece erano un modo per non poter essere schiacciato e per non schiacciare nessun altro no».
Turismo: lungomare e rumori.
«Il lungomare aveva bisogno di una progettazione unitaria, il tecnico è bravo e la progettazione verrà continuata. Per quanto riguarda i rumori vale l’applicazione della legge: i limiti si rilevano alla prima finestra aperta vicina alla sorgente del rumore. Una società vive se trova queste formule».

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