CASTORANO – «I tifosi non volevano farmi venire, ritenendo incompatibile la mia presenza. L’ho fatto, mettendoci la faccia come sono solito fare, chiedendo giustizia per quanto è avvenuto di recente, ma ora abbandono la sala e vi saluto». Livio Righetti, ex presidente del Centro Coordinamento Club Curva Nord, ha lasciato così, con parole dure ma sentite, il convegno “La follia dello Stadio?, organizzato dal Consiglio regionale e dalla Sinistra giovanile di Castorano. Presenti il sindaco della cittadina picena Franco Pezza, il segretario della Federazione Ds di Ascoli Piceno avvocato Mauro Gionni, il capogruppo regionale dei Ds Sara Giannini, il Sostituto Procuratore Ettore Picardi, il Vice Questore Marco Fischetto, il docente di sociologia Emanuele Pavolini, il presidente della società sportiva Ama Francesco Cicchi e il giornalista Tonino Carino, in veste di mediatore.
Nutrita la platea che ha assistito alla “tavola rotonda?. Il momento più pepato, come detto, l’intervento del tifoso rossoblu, accompagnato da alcuni esponenti della tifoseria sambenedettese. Righetti, che ha avuto la parola dopo il capo del commissariato di Polizia di San Benedetto Marco Fischetto, ha inteso esprimersi «solo sul calcio a San Benedetto e sulle questioni a esso legate», sfogando la propria rabbia, in maniera comunque civile, in merito a fatti di stretta attualità. Poi ha lasciato la sala, tra l’imbarazzo generale e con Tonino Carino ad augurare al tifoso di «recuperare con serenità lo spazio stadio, annulllando questo spirito di rivalsa contro le forze dell’ordine».
«Da tanti annni rappresento la tifoseria della Samb – ha argomentato Righetti – e abbiamo sempre cercato di prevenire situazioni di violenza. Stiamo peraltro vivendo il fallimento della nostra amata Samb con estrema signorilità. Ma credo che quello che è successo di recente sia qualcosa preparato a tavolino, architettato non so per quali motivi. San Benedetto non è una città di delinquenti, ma è stata trattata come tale. Guarda caso ogni volta che la situazione è stata gestita dalla Questura di Ascoli, mi riferisco a Samb-Teramo di tre anni fa, a Samb-Viterbese nel 2004, o, meglio ancora, a Samb-Genoa dello scorso aprile, quando un battaglione anti-sommossa ha intavolato una battaglia di proporzione mai viste prima, sono avvenuti dei fatti spiacevoli. Pochi episodi nello spazio di 56 partite interne. Un caso? Credo che il commisariato di San Benedetto abbia le sue responsabilità».
«E’ stato permesso a un certo Soldini – ha continuato Righetti – di venire in città, accompagnato da Di Pietro, che non sapeva e non conosceva le disavventure del suo candidato, facendo esplodere la rabbia di tutta la città. La giustizia ha permesso questo, ma non mi meraviglio se poi leggo sui giornali quello che ha fatto il ministro Pisanu,che in teoria dovrebbe risolvere il problema della violenza: forse bisognerebbe giocare a porte chiuse dentro il ministero degli Interni! Solo noi abbiamo pagato con arresti e provvedimenti giudiziari, alcuni peraltro disposti in maniera mirata. Ci hanno voluto togliere quella organizzazione che i “cugini? ascolani ci invidiano da sempre: loro la serie A, noi la C, eppure sempre un passo avanti».
“LA FOLLIA DELLO STADIO?: CHE PECCATO Un’altra occasione persa. L’ennesima di una serie interminabile. Nota di merito per la Sinistra Giovanile di Castorano che, «con fatica», come ha voluto sottolineare il segretario Daniel Ficcadenti, autore di una bella introduzione al convegno, ha riunito alcuni esponenti dello sport marchigiano – a proposito: un vero peccato i forfait del presidente dell’Ascoli Calcio Roberto Benigni, dell’esponente della tifoseria bianconera Giovanni Sansoni, del giudice del Tribunale di Giulianova Aldo Manfredi e dei giocatori della Samb Calcio Gianluca Zanetti e Gianluca Colonnello – ed altri facenti capo alle istituzioni, ma iera sera quanti sono intervenuti hanno solo sfiorato il cuore della questione violenza negli stadi, non riuscendo a evidenziarne le cause profonde.
Talvolta si è caduti nella banalità, alimentando quei luoghi comuni ai quali spesso si ricorre quando parliamo di tifo. Perchè? Forse perchè gli intervenuti, o almeno la maggioranza di loro, hanno collezionato scarse o insufficienti frequentazioni da stadio. In più: non è stato attivato – mancanza di tempo, o di volontà? – un dibattito e un confronto coi presenti. Non pochi a dire il vero. La serata sarebbe stata meno noiosa, anche perchè quanti hanno presenziato al convegno in veste di spettatori, hanno, crediamo, maturato la sensazione di dover “subire? i discorsi, più o meno preparati, dai relatori.
Spunti interessanti, ci mancherebbe, ma in sostanza niente di nuovo rispetto a quanto studiosi del fenomeno hanno detto e scritto da almeno una ventina di anni: lo stadio come zona franca nel quale ci sono regole a se stanti o l’ultras come soggetto che intende affermare il proprio ego; il modello inglese come strada da percorrere. Poco altro: se non i riferimenti a Moggi e allo scandalo degli arbitri, tanto per gradire. Ma, come detto, sono mancate le risposte importanti, le soluzioni al problema. Non ce ne sono? D’accordo, ma almeno diciamolo.
La sensazione invece è che sia rimasto solido quel muro tra chi parla di calcio e di tifosi e chi invece, i tifosi stessi, lo stadio lo vivono.

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