SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Toglieteci anche questo. Toglieteci via il pallone e i sogni che avevamo da bambini. Come il mondo diventa sempre più spigoloso, anche l’universo della ex palla a spicchi è destinato oramai ad entrare definitivamente un ricordo, come un Eldorado relegato all’infanzia e alle favole: quando si cresce non ci si crede più.

Sistema-Moggi, lo chiamano già. Arbitri designati dal signore più potente del calcio italiano, campionati decisi, tifosi presi in giro. Tutto falso, neanche di plastica, di fango: e di mezzo persino la maglia della nostra amata Nazionale, con Lippi quasi come un bidello a disposizione dei professori del calcio italiano, con i calciatori scelti per non dare fastidio ai grandi club. E di nuovo l’ombra del calcioscommesse, nel quale rischia di cadere, oltre il portiere della Nazionale Buffon, Maresca e Juliano, anche il sambenedettese Tonino Chimenti. Speriamo per il buon Tonino che le accuse possano essere smentite. Anche se non si capisce di cosa ci si deve scandalizzare, quando le scommesse sono state legalizzate e, per un qualsiasi calciatore di Serie C, far scommettere su una partita fa guadagnare di più che giocare per un anno.

Si capisce anche perché, nel piccolo della Sambenedettese, alcuni arbitri scandalosi degli ultimi anni sono saliti di categoria; anzi, spesso abbiamo previsto, al termine di incontri incredibilmente diretti, che quell’arbitro avrebbe fatto carriera (massù, diciamocelo: non è solo il calcio a questi livelli, da tempo siamo abituati, in tutti i campi della nostra povera Italia, che avanti non vanno i migliori, ma gli obbedienti). L’unico lato positivo in questa vicenda che segnerà l’Italia quasi come Tangentopoli o lo scandalo del Banco di Roma dell’800, è che finalmente, dopo anni di scandali, vergogne, prepotenze, il calcio italiano ha finalmente raggiunto l’ultimo stadio. Da adesso sarà tutto più facile, o più difficile.

Per allietare la lettura, proponiamo di seguito un articolo di Repubblica.it che riporta le intercettazioni telefoniche della Procura di Napoli durante il campionato 2004-05. Non c’è più niente da credere.

Luciano Moggi a Antonio Giraudo (22 dicembre 2004)
Moggi: A Zeman “bisogna… bisogna fargli qualcosa, non so un sistema, peccato che… bisogna dargli una legnata…”. I due parlano del tecnico boemo che, si ricorda nell’avviso di comparizione, aveva reiteratamente denunciato le responsabilità della società juventina in ordine all’uso di sostanze dopanti, e si prefigura così il tentativo di “raccogliere dossier per screditarne la reputazione”.

Moggi: “Bisogna prendere le emorragie, dandogli un danno a questo qua, inventandoci qualcosa, portandogli via un giocatore, trovargli qualche…”.

Luciano Moggi e Paolo Bergamo (9 febbraio 2005).
Moggi: “Ora invece ti dico quello che mi ero studiato io
Bergamo: “Vediamo cosa torna con quello che ho studiato io”
Moggi: “Vediamo un pochino se….”
Bergamo: “Vediamo chi ha studiato meglio… Chi ci metti in prima griglia di squadre? Di partite?”
Moggi: “Aspe’… fammi piglià il foglietto! Perché io me la son guardata oggi per bene. Allora io ho fatto: Inter-Roma…”
Bergamo: “Sì…”
Moggi: “Juventus-Udinese…”
Bergamo: “Sì…”
Moggi: “Reggina-Milan…”
Bergamo: “Sì…”
Moggi: “Fiorentina-Parma, che non può non essere non messa qui… e Siena-Messina”
Bergamo: “Sì…”
Moggi: “Ho fatto di cinque, ma si può fa’ anche di quattro però! Non è che, però, Siena-Messina mi sembra una partita abbastanza importante! Mi sembra, eh?”
Bergamo: “Poi c’è anche Livorno-Sampdoria che all’andata c’è stato casino! Comunque, vabbè, vai avanti, tanto questo… cambia poco”
Moggi: “So’ squadre che… so’ squadre Livorno e Sampdoria che in pratica so’ un po’ più tranquille!
Bergamo: “Uhhh! Insomma! Mha… Vabbè, vai, tanto questo cambia poco, se ne puo aggiungere anche una volendo, però arbitri per la prima fascia ce ne ho pochi. Dimmi”.
Moggi: “Io c’ho messo Bertini…”
Bergamo: “Uh…”
Moggi: “Paparesta che ritorna…”
Bergamo: “No, Palapresta non ritorna!”
Moggi: “Ritorna venerdì”
Bergamo: “Ma sei sicuro?”
Moggi: “Sicuro!”
Bergamo: “Ma se mi ha detto Gigi che questo impegno con l’Uefa lo tiene fuori fino al 12…”
Moggi: “Eeh… ti ha detto una ca… e il 12 quand’e? Bergamo: “Sabato”
Moggi: “No, no, lui ritorna venerdi sera. Bertini, Paparesta, Trefoloni, Ragalbuto, ci avevo messo Tombolini, però Tombolini poi ha fatto casino con la Lazio, non so questo qui com’è, cioè ha fatto casino, ha dato un rigore…”
Bergamo: “Uh…”
Moggi: “…e questi erano gli arbitri che io avevo messo in questa griglia”
Bergamo: “E Rodomonti al posto di Tombolini, no?” Moggi: “….O Rodomonti al posto di Tombolini, va pure bene.
Bergamo: “E allora s’era fatta uguale, vedi?!”
Moggi: “Io… io credo… credo che questa qui possa essere una griglia…. una griglia”
Bergamo: “Cioè io non c’ho Paparesta. Io ce ne avevo quattro. C’avevo Bertini, Ragalbuto, Rodomonti e Trefoloni. E sinceramente Tombolini volevo tenerlo un turno fermo perché ha sbagliato, sennò questi non li punisci mai?”
Moggi: “Si si, no no no… Eh… Oh? Guarda, ora ti dico… Può darsi pure che io mi sbaglio, io pure c’ho della gente da tene’ sotto, no? Se tu, per esempio, non punisci Collina e Rosetti, gli altri sono tutti autorizzati…”
Bergamo: “.Ma infatti, io Collina e Rosetti non ce li ho mica messi, eh?”
Moggi: “No, per dirti… Ma gli altri sono autorizzati a dire: se lo fanno loro possiamo farlo anche noi, non ci devono rompere i coglioni!”
Bergamo: “Io ce li ho scritti, Bertini, Rodomonti, Trefoloni, poi te me dici Paparesta, meglio! Paparesta arriva e si fa arbitrare! L’importante è che arrivi di venerdì perché Inter-Roma anticipa al sabato”
Moggi: “No, no venerdi sera lui arriva! No, no, non ci sono problemi….”
Moggi: “Io credo… credo che questa qui non abbia… non abbia nessun problema questa griglia, penso. Lo penso io, poi sai, nel calcio non si sa mai, se son problemi o meno, però…”
Bergamo: “No, ma anch’io ci credo a questa qui, eh… l’unica cosa, non mi interessa nemmeno che Bertini va a fare Reggina-Milan che è la sesta volta del Milan e… da quel momento sarà poi precluso! Pazienza, ahò. Non farà Milan-Juventus ma non è questo che ci preoccupa! Perché tanto ha già fatto l’andata, quindi…”.

Moggi e Giraudo sono indagati anche per concorso in sequestro di persona, in riferimento a un episodio avvenuto al termine di Reggina-Juventus del 6 novembre 2004, conclusasi 2-1 per i calabres: i due dirigenti avrebbero chiuso a chiave negli spogliatoi del Granillo di Reggio Calabria l’arbitro Paparesta e i suoi collaboratori Cristiano Copelli e Aniello Di Mauro, poiché la terna arbitrale non avrebbe assicurato “un esito favorevole della gara della Juventus”. L’arbitro e guardalinee “privati della libertà personale” sarebbero stati minacciati con “plurime espressioni verbali”, come scrivono i pm.

La circostanza emerge da alcune telefonate, la prima tra Pietro Ingargiola, osservatore dell’Aia, e Tullio Lanese, presidente dello stesso organismo.
Ingargiola: “Cumpà, quello che ho visto io in vita mia non l’ho mai vista una cosa del genere, cioè entrano Moggi e Giraudo… Moggi lo minaccia col dito, col dito agli occhi… Tu sei scandaloso, come è scandaloso il rigore che non hai dato. A Paparesta gli ha detto: con te non abbiamo fortuna, almeno tu sei quello di sempre… io gli ho detto a lui (riferendosi evidentemente a Paparesta): ma tu di queste cose… Dice: acqua in bocca, mi fa, acqua in bocca per tutti… ripeto a me nun me ne frega niente. Io non ho visto e non ho sentito, sono cose vostre…”.
Lanese: “…problemi vostri sono, è logico, io non c’ero, io non c’ero…”
Ingargiola: “Io non ho visto e non ho fatto niente, io mi sono andato… quando questi sono andati a minacciare, io sono andato dentro il bagno…”
Lanese: “Bravo, bravo, bravo”.

In un’altra telefonata, la stessa giornata, Moggi parla con una donna.
Moggi: “Ho chiuso l’arbitro nello spogliatoio e mi sono portato le chiavi in aeroporto… ora li apriranno, butteranno giù la porta..”.
Successivamente, Moggi al telefono commenta con il giornalista Damascelli: “Sono entrato nello spogliatoio, li ho fatti neri tutti quanti! Poi li ho chiusi a chiave e volevo portare via le chiavi, me le hanno levate, sennò le portavo via”.

Quattro giorni dopo, Moggi al telefono con Lanese.
Lanese: “Lo so, non mi dire, cioè io so tutto perché l’osservatore è un mio amico e m’ha detto che t’ha visto entrare, cosa gli hai detto, dice io che devo fare? Tu, gli ho detto, non c’ero e ti fai i c… tuoi. Eh, eh, giusto?”.

Il nome di Franco Carraro compare in una delle intercettazioni acquisite nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Napoli. Viene considerato direttamente coinvolto nell’individuazione della griglia arbitrale e successivamente del direttore di gara per dare un “aiuto” in campo alla Lazio. Il primo episodio è riferito alla partita Chievo-Lazio vinta dalla squadra romana per 1-0 il 20 febbraio 2005, sesta giornata della gara di ritorno. Il presidente della Figc sottolinea a Paolo Bergamo – allora designatore arbitrale – la necessità di “dare una mano alla Lazio”, come dall’intercettazione della telefonata del 3 febbraio.

La circostanza viene comunicata da Bergamo a Pairetto, altro designatore, e da Mazzini, vice presidente della Figc, allo stesso Pairetto:”Mi ha cercato Lotito, voleva sapere, lui aveva parlato con Carraro, credo venerdì, sulla richiesta di attenzione verso il suo caso, perché tu sai è uno dei portabandiera di pro Carraro, pro Galliani, ma Carraro v’ha detto qualcosa e non v’ha detto niente?… Cerca di capire Gigi, lui vuole sapere soltanto se Carraro vi ha detto qualcosa, di tenere in considerazione la posizione della Lazio e sua, perché lui sta facendo tanto…”. Poi, Mazzini a Lotito: “Ti volevo dire per dirti quanto ci tenevo a questa cosa, lui (Bergamo) è alla Fifa, hai capito? E torna stasera, l’altro… l’altro (Pairetto) è stato all’Uefa è tornato sabato”.

Secondo l’accusa si perfezionava dunque un accordo per favorire la Lazio. C’è una telefonata tra Mazzini e Lotito, riferita all’intervento di Carraro.
Lotito: “Quindi lui ci aveva parlato? Questo è un fatto positivo, allora significa che è leale con me”. E ancora: “Ma l’ha fatto specificamente o genericamente? Nel senso per una conduzione anche futura non solo specifica per un fatto”
Mazzini: “No, no… me lo ha confermato, non solo… ma è un intervento pressante”.
Lotito: “Bisogna che te li lavori tutti e due e ci parli in modo chiaro, comincia, comincia, dobbiamo vedere e cominciamo a dire, hai capito? A stabilire, a stabilire, capito?”.

Il secondo episodio che riguarda la Lazio e quando, secondo l’accusa, c’è un diretto interesse di Carraro, è relativo alla partita interna vinta con il Parma per 2-0, il 27 febbraio, arbitrata da Messina. Mazzini telefona a Lotito.
Mazzini: “Bisogna salvarsi in tutti i modi, eh?…”. Lotito: “Aho’, domenica ho il Parma eh? Che è importante”.
In un’altra telefonata, Mazzini dice: “Ti arrestano… ti arrestano”. E Lotito: “Aho’, e perché mi devono arrestare?”. Mazzini: “Eh, chiediglielo a quelli del Parma… chiediglielo a quelli del Parma!…”.

Il terzo incontro della Lazio al centro dell’inchiesta è quello vinto a Bologna per 2-1. Secondo l’accusa la designazione di Tagliavento era stata predeterminata da Carraro, Bergamo, Pairetto, Mazzini e Lotito. Il presidente della Lazio dice: “Il problema adesso è a Bologna… stammi a sentire… guarda che Bologna è importante, sai perché o sai che m’ha fatto Gazzoni… lo sai che mi ha detto… domenica vicino a me? Ti faccio una dichiarazione al vetriolo… dico vabbè… fai la dichiarazione”. Mazzini: “Te fai la dichiarazione… noi ci prendiamo i punti”.

Due le partite del Milan al centro dell’inchiesta della procura di Napoli: Milan-Brescia (risultato 1-1) del 9 aprile 2005, e Milan-Chievo (1-0) del 20 aprile 2005.
Per il primo episodio sono indagati per concorso in frode sportiva Leandro Meani, dirigente del Milan, il vicecommissario della Can, Gennaro Mazzei, e il guardalinee Gabriele Contini. Gli inquirenti parlano di “designazione fraudolenta” di Contini che si adoperava per “il raggiungimento di un risultato comunque favorevole alla squadra milanista”. In una conversazione del primo aprile di quell’anno Contini, appena designato per la gara del Milan, chiama Meani “per concordare un incontro a cena dopo la partita e Meani, vantando il proprio merito per la designazione dice: “Figa, se non c’era zio, però, sempre, eh?”. Contini risponde con una risata.

Per l’altro incontro, Milan-Chievo del 20 aprile 2005, risultano indagati sempre Meani, l’ex designatore arbitrale Paolo Bergamo e il guardalinee Claudio Puglisi. Agli atti una conversazione tra Bergamo e Pairetto. Bergamo sottolinea che “a… a… e…, uno che è già da due mesi che dovevamo averlo messo e c’è stata qualche pressione e quindi… si mette Puglisi a fare Milan-Chievo… Ehm, ieri si è sbagliato e quindi questi dicono: perché ci penalizzate? Ehm, cioè con me non hanno parlato, eh? Ti dico la verità, hanno chiamato Gennaro”.

In un’altra partita il Milan, per gli inquirenti, risulta invece danneggiato allo scopo di agevolare la Juventus. Si tratta di Siena-Milan (risultato 2-1) del 17 aprile 2005. Indagati Paolo Bergamo, Pier Luigi Pairetto, il vicepresidente della Federcalcio Innocenzo Mazzini, Antonio Giraudo e il guardalinee Duccio Baglioni. In quella gara fu annullato per fuorigioco un gol al rossonero Schevchenko. Il 22 aprile c’è una telefonata tra Mazzini e Giraudo. Mazzini, “al fine di esaltare – scrivono i pm – la capacità e la potenza del gruppo” ricorda all’interlocutore il lavoro “eccezionale” fatto da Bergamo per la partita Siena-Milan (“Però… però devo dire a Siena il nostro amico è stato eccezionale, eh”).

Altra conversazione del 17 aprile tra Leonardo Meani e Contini. Quest’ultimo nell’attribuire le principali responsabilità a Baglioni precisa: “E’ l’amico di Pairetto, se lo vuoi sapere è quello che gli prenota i biglietti, che Pairetto va a mangiare a casa sua, non al ristorante, a casa sua”.

Meani poi chiama il vicecommissario Mazzei per lamentarsi dell’errore di Baglioni. “Che c…, che c…, io questo proprio non lo voglio no, questo non lo voglio, non l’ho mai chiesto né voluto, questo è uno… Oltretutto adesso mi dice di stare molto attenti, eh, di non sbagliare perché Galliani è furibondo, perché figurati. Quindi digli di stare molto attenti da qui… alla fine del campionato”. Ripete il concetto più volte (sottolineano i pm) poi aggiunge: “…Comunque Gennaro è furibondo, ri.. riporta da adesso in poi di non sbagliare più un c… perché è furibondo, quindi anche mercoledì cercate di mandare due intelligenti”.

Diego Della Valle fu anche vittima di un tentativo di screditarlo, per danneggiarlo nella corsa alla Lega quando si opponeva a Adriano Galliani. E’ uno dei particolari che emerge dalle intercettazioni. Mazzini, il 3 dicembre del 2004, dice a Moggi: “Allora due mie strette conoscenze qui di Firenze hanno una documentazione molto molto riservata ma molto interessante, che loro son disponibili a vendere, sull’intrallazzo che il signor Della Valle ha fatto con il Sindaco su certe operazioni di vendita di immobili qui a Firenze in maniera truffaldina… Loro sono disponibili a dare la documentazione con soldi naturalmente, a un plenipotenziario di Galliani… o chiunque esso sia… Ora, sarò vero o non sarà vero, però merita di andare a vedere secondo me”.

Ci sono poi altre telefonate, fino all’ultima del 22 dicembre. In una Moggi dice a Mazzini: “Lavora per quella cosa là, fammi sape’ qualcosa, dai”. In un’altra Mazzini spiega: “Io tra oggi e domani vedo quegli amici che potrebbero avere delle cose interessanti!”. E Moggi: “Io cambierò spesso il telefonino, no? Per evita’ che… che mi localizzino… però tu adesso, una preghiera… questo qui è un numero che non devi da’ a nessuno!”. Mazzini, successivamente, rivela a Moggi: “Hanno dei documenti strani in mano… loro vogliono manda’ via Della Valle”.

Il presidente del Livorno, Aldo Spinelli, fu ‘punito’ dall’arbitro De Santis per le dichiarazioni rilasciate sulla cosiddetta ‘combriccola romana’ della quale De Santis, secondo Spinelli, faceva parte. E’ quanto si sostiene nell’avviso a comparire della Procura di Napoli.
In particolare, secondo l’accusa, De Santis, in veste di direttore di gara dell’incontro Livorno-Siena, finito 3-6 l’8 maggio del 2005, avrebbe espulso in maniera ingiustificata il calciatore Fabio Galante e avrebbe compiuto “atti finalizzati ad alterare il risultato del predetto incontro terminato con la vittoria del Siena, dovendo il Livorno giocare per oltre settanta minuti in inferiorità numerica”. E questo, si sostiene, “per danneggiare” Spinelli. C’è una telefonata intercettata tra Innocenzo Mazzini e De Santis. Il vice presidente della Figc dice: “Povero Spinelli… sei stato come sempre splendido…”. De Santis replica: “…Hai visto? Pronti e via, uno fuori…”.

Moggi parla con Mazzini di Carraro: “Non deve rompere i coglioni”.
La telefonata è del 9 marzo 2005, dopo la convocazion fatta da Carraro dei due designatori arbitrali, Bergamo e Pairetto. Mazzini rassicura Moggi: “Sì ho già fatto quello che dovevo fare, stai tranquillo”. E il direttore generale della Juventus ribadisce: “perché non deve rompere i coglioni”. E, infine, conclude: “No, no noi ci sentiamo, ma ci parlo io, parlo io e – dice testualmente – gli faccio parlà da Geronzi, non ti preoccupà…”.

Ignazio Scardina, giornalista di Rai Sport, tra i destinatari degli inviti a comparire della Procura di Napoli. E’ fra gli esponenti del mondo dell’informazione dei quali sono state intercettate in alcune telefonate. Il riferimento nell’invito a comparire è in particolare al condizionamento presunto di alcune trasmissioni tv – si cita Il Processo di Biscardi – e a singoli giornalisti o commentatori del servizio pubblico o di emittenti private. In relazione al Processo, Moggi parla con il moviolista Baldas, ex arbitro, in riferimento a Rodomonti. Baldas dice: “C’e Rodomonti, gli diamo un po’ addosso se tu sei d’accordo”. Moggi: “Noo, lasciatelo stare, visto che ci sono io sabato, che mettere il rigore del Siena?”.

In un’altra telefonata, Baldas: “Senti, per quanto riguarda lì con il Cagliari lì c’è un fuorigioco di ottanta centimetri io non so se adesso devo verificare se è Mitro o Rossomando”
Moggi risponde: “Ma… no bisogna salva… l’arbitro”.
Baldas: “No, no questo sicuro, a limite… no li diamo… scarichiamo sui guardalinee”
Moggi: “Chi erano i guardalinee?”
Baldas: “Mitro e Rossomando”
Moggi gli dice: “Scarica su Ossomando…Somando”
Baldas insiste: “Che ci faceva dall’altra parte…Non so se era lui lì o se era dall’altra parte”
Moggi: “Se era lui è bene se no scarichi su Mitro” Baldas: “Va bene, va bene allora ho capito tutto…va bene”

Altra telefonata, Moggi a Baldas: “Non mettere ovviamente la prova televisiva di Ibrahimovic”
Baldas: “Senti Tombolini gli do dentro un po’ sulla storia… non te ne frega niente?”.
Moggi: “Sì…sì…non me ne frega niente”.

Altra telefonata, Moggi e Biscardi.
Biscardi: “Zeman lo faccio stanga’ da Riva…”
Moggi: “Ma vogliamola una bella cosa? Andiamogli addosso di brutto”.

Ci sono altre telefonate tra Moggi e il presidente del Messina, Franza, e ancora, tra Moggi e Biscardi dopo la partita Juventus-Milan, conclusasi 0-0.
Biscardi riferisce: “L’unica moviola che ho fatto io, barando un po’, come puoi immaginare, che Costacurta stava dentro l’area con i piedi fuori, ma con la mano che ha fatto il fallo da rigore, stava dentro l’area”
Moggi: “Però guarda bisogna fa assolve l’arbitro con formula ampia”
Biscardi: “Bertini… si, gli faccio mettere poco”
Moggi: “Niente… no… niente, niente, niente Aldo.
Taglia… taglia… taglia tutto… o dici che c’ha ragione l’arbitro oppure devi taglia’ la moviola”.

Baldas a Moggi, 17 gennaio 2005: “C’è il fuorigioco di Trezeguet sul gol”
Moggi: “L’arbitro deve essere assolto alla grande! Anzi!”
Baldas: “Ma tutto quello che vuoi… no però voglio dire, siccome sai, siccome è in virtuale, si vede che c’è… che ci sono cinquanta centimetri di fuorigioco!”
Moggi: “Poi i cinquanta centimetri li accorci, devono diventa’ venti”.

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