SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Frasi vere, che tuttavia hanno ormai raggiunto lo status di luogo comune. Si sente dire, da questo o quello, quasi ad ogni angolo di strada: «Gli hotel si stanno tutti trasformando in residence». E siccome stiamo parlando di San Benedetto del Tronto, Italia, allora anche su un fenomeno che dovrebbe essere molto preoccupante mancano dati certi: un inventario. Quanti sono gli hotel che si sono trasformati in residence? Quanti hanno chiuso? Districarsi è appunto un’impresa.

La vaghezza dei numeri. All’Ufficio commercio del Comune hanno un dato complessivo: le licenze per strutture ricettive sono 150 circa. Altro giro, altra corsa. L’“Ufficio turismo, agricoltura e parchi? della Provincia di Ascoli, competente nella classificazione di tutte le strutture (e nel rilasciare le “stelle?), dispone di una lista con 115 nomi di hotel. Accanto a 25, tuttavia, è apposta un appunto irrevocabile: “chiuso?. Si dà però il caso (basta fare un giro sul lungomare) che alcuni non siano chiusi affatto. Altri sì, però non risulta. Ma appunto i controlli sono l’attività continuamente svolta dalla Provincia, e il quadro verrà certamente rettificato. Per inciso: le stelle vengono assegnate su domanda presentata dai titolari delle strutture ogni cinque anni. L’ultima volta le domande sono state presentate a febbraio di quest’anno, per il periodo 2006-2010.

Adeguato/inadeguato. «Spesso i requisiti richiesti mancano», ci spiega un dipendente dell’ufficio provinciale, «Per lo più riscontriamo carenze su infissi, mobilia, arredi, ecc. In questi casi diamo un periodo di tempo per permettere gli adeguamenti necessari. Torniamo due o tre volte a fare sopralluoghi nello stesso posto e se alla “scadenza? i requisiti mancano ancora, si procede alla declassificazione. D’altra parte non facciamo sopralluoghi ad agosto, per non interferire con la piena attività. La nostra attività più intensa la svolgiamo invece intorno alla riapertura, nel periodo pasquale».

Due a uno. Una classificazione-elenco delle strutture viene operata anche dalle associazioni di categoria: quella degli albergatori e il consorzio turistico “Riviera delle Palme?. Un’occhiata al sito internet di quest’ultimo (www.larivieradellepalme.it) e gli hotel in attività a San Benedetto risultano 87, di cui 12 a quattro stelle, 55 a tre, 15 a due stelle, 5 a una stella. Incrociando i dati della Provincia con quelli del Consorzio emergono le prime cifre a dare il preoccupante quadro della situazione. Salvo errori, naturalmente. Ma ci sentiamo di poter dire che l’eventuale scarto sarebbe di poche unità: i contorni del fenomeno restano ben delineati. Gli hotel in attività sono appunto 90 circa.

Fantasmi. Come si arriva ai 150 del Comune? Semplice: non si arriva. Tutte le strutture, per la legge e quindi per il Comune, sono divise tra “alberghiere? (legge 42/94: alberghi, residence, villaggi turistici, campeggi, ecc) ed “extra-alberghiere? (legge 31/94: affittacamere, country house, agriturismi, ostelli, ecc: in tutto una quindicina di tipologie). Solo quelle alberghiere formano il numero delle 150 licenze (le seconde non sono classificate neppure dalla Provincia). Ma anche aggiungendo ai 90 hotel “effettivi? i 13 residence, il campeggio Seaside (l’unico a San Benedetto), e alcune “case per vacanze? (alcune sono “alberghiere?, altre “extra?), che risultano al consorzio turistico, si arriva a circa 110. E allora? E allora 40 “strutture alberghiere? dovrebbero aver chiuso, il che appunto non risulta agli uffici: fantasmi a dozzine. I controlli spettano ai Vigili urbani. Sia come sia, il Comune non ha un quadro della situazione effettiva.

Morte o trasfigurazione. Dal confronto tra i dati della Provincia e quelli del consorzio, risulta che gli hotel che hanno effettivamente chiuso negli ultimi anni sono 18 (salvo trasformazioni che ci siano sfuggite). Il caso più noto di chiusura è naturalmente quello dell’hotel Roxy, trasformato in appartamenti, poi venduti a peso d’oro: e un aspetto estetico da taluni accostato a quello di una clinica svizzera: ma questo naturalmente non conta. Due hotel si sono trasformati in “case per vacanze?, due in “case per ferie?, sei in “residence?. Esercenti che hanno chiuso e che non riconsegnano le licenze. Se fosse accertato da un controllo che l’esercizio è stato chiuso, allora tali licenze perderebbero ogni validità dopo un anno. Il motivo per cui vengono trattenute? Il fatto che alcune di queste licenze contengono autorizzazioni per bar e ristoranti: nuove licenze per queste attività non vengono rilasciate e forse qualcuno pensa che possederne una permetta compravendite e guadagni. Senonché per la voltura si deve affrontare una serie di controlli successivi, durante i quali difficilmente passerebbe inosservata una “mancata riconsegna?, nei casi di chiusura delle originarie strutture per le quali quelle licenze erano state rilasciate.

Strutture alternative. Negli ultimi anni sono sorte diverse strutture “extra-alberghiere? in città, anche presso alcune parrocchie o strutture religiose (quattro solo a San Benedetto). Alcune esistono da tempo. L’elenco è questo: 5 affittacamere, 1 agriturismo (ma dal Comune fanno notare che si tratterebbe in realtà di una country house), 18 bed & breakfast (www.unmarediaccoglienza.it), un camping, 4 “case per ferie?, 10 “case per vacanze?, 1 “country house? (due secondo il Comune), l’ostello dell’Ipsia da poco aperto, 1 “residenza storica?.

Abusi. Lo stesso dipendente provinciale ci informa degli abusi più frequenti: «Strutture con i requisiti di “affittacamere? o di un’altra tra le quindici tipologie “extra-alberghiere? della legge 31, che invece vengono reclamizzate come “residence?, cioè “strutture alberghiere? secondo la legge 42. La multa per questi “millantati? requisiti o indicazioni non veritiere è di circa 2.500 euro».

Messa a norma. Un altro capitolo riguarda la famosa (almeno tra gli operatori) “messa a norma delle strutture ricettive?. S’intende: norme di sicurezza. Un obbligo di legge che di proroga in proroga va avanti dal 1996. L’ultima proroga, la più recente, sposta il termine per l’adeguamento in materia al 31 dicembre 2006. Nel frattempo si sono verificate tutte le reazioni possibili: lavori di adeguamento effettivamente realizzati, trasformazione delle strutture, vendita, chiusura definitiva. Ma sarebbe erronea un’equazione tra “obbligo dei lavori di messa a norma? e “decisione di chiudere?. Chi chiude lo fa anche (o soprattutto?) per mancato ricambio generazionale. I figli di albergatori più o meno anziani, più o meno improvvisati, intraprendono altre strade. E con loro il turismo sambenedettese.

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