SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Verdetto scontato: la Samb è fallita per la seconda volta nella sua storia, a distanza di undici anni dal “disastro? Venturato. Stavolta a condurre la Samb al suo capezzale ci ha pensato un carneade romano, al secolo Alberto Soldini, il quale ha ereditato dai precedenti proprietari una situazione finanziaria difficile, ma, di suo, ha contribuito a peggiorare tutto ciò che era peggiorabile.
La sentenza di fallimento della Samb è stata scritta questa mattina dal giudice Carlo Calvaresi (decisione che però era stata formalmente presa già giovedì scorso, quando si è deciso di dare a Soldini un’ultima opportunità: ma il romano non è riuscito a presentare alcun acquirente, nonostante le ripetute promesse – persino sabato mattina. Oggi invece, attorno al mezzogiorno, Soldini ha di nuovo telefonato in Tribunale per conoscere le decisioni prese). Calvaresi, il quale era riunito in Camera di Consiglio con il presidente Saverio Amico e il dott. Marco Bartoli, ha depositato la sentenza presso la Cancelleria del Tribunale alle ore 11:40. I presupposti del fallimento sono chiari: Soldini «non ha fornito alcun valido elemento per dimostrare che la Società debitrice disponga di risorse […] per far fronte alle posizioni debitorie scadute». Per la verità, la sentenza distingue il caso dell’avvocato bolognese Mattia Grassani, creditore per oltre 200 mila euro, da quello degli altri quattro creditori che hanno presentato istanza di fallimento (Michele Scaringella, FIFA Service, Start SpA e Hotel Villa Picena). Questi ultimi, infatti, hanno presentato crediti che «non risultano oggetto di contestazioni fondate»; per quanto riguarda Grassani invece il Tribunale scrive che il suo credito era stato oggetto di «contestazioni non palesemente infondate», e ci si riferisce alla memoria presentata da Soldini nell’udienza prefallimentare del 28 aprile, nella quale si contestava il credito di Grassani perché il legale bolognese non ha presentato fatture ma un rendiconto approvato con delibera dall’Ordine degli Avvocati. Tolto Grassani, dunque, la Samb risulta fallita per una cifra inferiore, presumibilmente, ai 150 mila euro.
Ed ora che succede? A livello di procedura fallimentare, il Giudice delegato è il dott. Carlo Calvaresi, mentre il curatore fallimentare è stato nominato, come previsto, il dott. Franco Zazzetta, sambenedettese. Il Tribunale ha ordinato alla Sambenedettese Calcio Srl di depositare, entro 24 ore, presso la stessa Cancelleria del Tribunale di Ascoli, i bilanci e le scritture contabili, mentre i terzi e i creditori che vantano diritti reali mobiliari in possesso della ditta fallita possono presentare domanda entro trenta giorni dall’affissione della sentenza in Tribunale. La procedura prevede che il dott. Zazzetta ricostruisca così l’intera massa passiva della Samb, e quindi, il giorno 20 ottobre 2006, si procederà all’adunanza e all’esame dello stato passivo di fronte al giudice delegato Calvaresi.
Dal punto di vista sportivo, invece, bisogna leggere l’art. 16, comma 6 e l’art. 52 delle Normative Organizzative Interne alla Federazione (NOIF), che riportiamo integralmente a parte. Il dott. Zazzetta, nei corridoi del Tribunale, ha brevemente commentato le decisioni odierne: «La Samb adesso è in esercizio provvisorio, che durerà fino a quando questa sarà la volontà del Tribunale. Occorrerà procedere, in tempi forzatamente brevi vista la situazione della società sportiva, a cedere il titolo sportivo attraverso un’asta pubblica, nella quale vince chi offre di più, secondo le leggi che regolano l’alienazione di attività». Sulla categoria di ripartenza, secondo Zazzetta «sarà quella in cui la Sambenedettese verrà a trovarsi al termine di questa stagione sportiva: C1 se la squadra si salverà sul campo, C2 in caso di retrocessione». Zazzetta, però, ha tenuto a precisare che da parte della Federazione c’è sempre «un certo grado di valutazione» sugli eventuali nuovi acquirenti, anche se lo stesso curatore fallimentare ha affermato che «il mio ruolo è quello di agire nell’interesse dei creditori; io sono il braccio operativo del giudice delegato e del Tribunale, e pertanto ogni mia azione avverrà con il sigillo del comitato dei creditori e del giudice delegato».
La palla ora passa agli imprenditori della May Day.

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