NOME: Associazione Calcio Padova
ANNO DI FONDAZIONE: 1910
COLORI SOCIALI: maglia bianca, calzoncini e calzettoni bianchi
CENNI STORICI: il club biancorosso è uno tra i più titolati del girone B di terza serie: il curriculum dei patavini consta infatti di ben 16 tornei di serie A (a girone unico), 33 nella serie cadetta e 22, compreso quello attuale, in serie C; il Padova ha inoltre all’attivo un primo posto nel campionato di B nella stagione ’47-’48, due in altrettanti campionati di serie C2 (’80-’81 e 2000-’01) ed una Coppa Italia di C (’79-’80). Meritevole di citazione l’episodio dell’85, quando la CAF retrocesse in C1 i biancoscudati, in virtù della presunta combine verificatasi in occasione del match salvezza vinto a Taranto il 16 giugno dello stesso anno.
Il periodo d’oro del sodalizio di via Sorio coincide con gli anni Cinquanta e nella fattispecie con l’avvento sulla panchina biancoscudata di Nereo Rocco, il quale nel marzo del ’54 sostituisce Pietro Rava, su consiglio di un dirigente del Treviso amico del presidente Pollazzi. Rocco, dopo la sorprendente salvezza raggiunta a giugno, la stagione successiva ottiene la promozione in A ed inanella ben sette campionati consecutivi nella massima serie. Il mister triestino diviene famoso per il suo “catenaccio?, filosofia di gioco che in breve influenza l’intero movimento calcistico nazionale. Nell’estate del ’61 il “paron? cede però alle sirene del Milan di Gipo Viani. Terminata l’“era? Rocco il Padova retrocede mestamente in serie B e fa ritorno al piano superiore a distanza di 32 anni nella stagione ‘93-’94 grazie allo spareggio di Cremona vinto per 2-1 ai danni del Cesena, dopo due rocambolesche quinte posizioni collezionate nei tornei cadetti ’90-’91 e ’92-’93.
Il Padova resta per due stagioni nel gotha del calcio nazionale (il primo anno si salva in seguito ai vittoriosi rigori nello spareggio di Firenze contro il Genoa) e una volta tornato in B inaugura un periodo buio, tuttora in corso di svolgimento, che l’ha visto calcare i campi di terza e quarta serie (quattro tornei di C1 e due di C2).
La scorsa stagione non è arrivato l’auspicato obiettivo play off: un’annata assai deludente per mister Ulivieri e, soprattutto, il presidente Marcello Cestaro – imprenditore vicentino subentrato ad Alberto Mazzocco nell’ottobre 2004 – che aveva investito tanto per centrare il traguardo della B.
Mire ambiziose anche nel torneo in corso per il club biancoscudato; nonostante una campagna acquisti di primo piano però, il club veneto, guidato in panchina di Maurizio Pellegrino, ha nuovamente fatto “splash?, dilapidando il vantaggio ottenuto con fatica sulle concorrenti per un posto play off. E’ finita come l’anno scorso, col pubblico patavino a contestare tutto e tutti. E il solito questito: di chi la colpa dell’ennesimo fallimento sportivo?
La realtà dice intanto che è stato rimandato l’ennesimo appuntamento con quella serie B che manca dalla stagione ’97-’98.
STADIO: Euganeo (l’impianto prende il nome dai Colli Euganei sui quali sorge). Inaugurato in occasione dell’approdo in serie A del Padova nel ’94 e situato in via Nereo Rocco è capiente per circa 32.000 posti. Coperte le due tribune, costruite su due anelli, ma non le curve: la sud (costruita solo nel ’99; in precedenza gli ultras padovani presenziavano la gradinata) è occupata dai sostenitori di casa, mentre gli ospiti vengono fatti sistemare nella nord.
Molto distante dal campo, in virtù anche della pista d’atletica, l’Euganeo non invoglia certo il pubblico patavino che pure quest’anno ha leggermente migliorato i numeri dell’anno passato: 2.095 abbonati (il secondo dato più numeroso della divisione A), mentre è pari a 3.892 unità la media (la terza del girone A) fatta registrare quest’anno.
Tutt’atra partecipazione c’era all’Appiani (la prima partita vi si disputò nel ‘24) – intitolato al bomber Silvio Appiani, morto sul Carso all’età di 21 anni durante il primo conflitto mondiale – il quale rappresentava il prototipo di stadio all’inglese con gli spalti (24.000 posti) a ridosso del terreno di gioco e la conseguente armonica simbiosi tra calciatori e pubblico.
CITTA’: La tradizione vuole che la fondazione di Padova risalga ad un gruppo di fuggiaschi da Troia, guidati da Antenore.
Uno dei principali centri della cultura paleoveneta, l’antica Padova sorse sulle sponde del fiume Brenta (durante l’antichità chiamato Medoacus) che allora (probabilmente fino al 589) scorreva nell’alveo dell’odierno Bacchiglione.
Attualmente, la città, abitata da circa 205.000 anime, è un’importante città commerciale ed universitaria del Veneto, di antichissime tradizioni culturali. Tra i monumenti più importanti l’imponente basilica di Sant’Antonio, la basilica di Santa Giustina in Prato della Valle, il Castello e il Palazzo Vescovile; il duomo (IX secolo) e il battistero.
Caratteristiche piazza delle Erbe, piazza del Mercato, piazza della Frutta, piazza dei Signori e piazza del Capitanato, considerato il centro culturale della città patavina. Al Centro dei Giardini dell’Arena si trova la piccola e preziosa Cappella degli Scrovegni con i famosi dipinti di Giotto. Vicino hanno sede il museo civico e la bella chiesa degli Eremitani, in stile romanico gotico. In piazza Petrarca c’è la chiesa Santa Maria del Carmine.
Curiosità. Padova è nota per essere la città dei “tre senza”: Santo senza nome, perché Sant’Antonio, di cui è tradizionalmente popolare la devozione, è comunemente chiamato il Santo per antonomasia, con speciale riferimento alla Basilica omonima;
Caffé senza porte, perché il monumentale Caffé Pedrocchi, storico locale cittadino, anticamente era aperto ad ogni ora del giorno; Prato senza erba, perché il Prato della Valle, spettacolare piazza, tra le più grandi d’Europa, è in realtà lastricato per la sua intera (e ragguardevole) estensione, salvo che per modeste superfici erbose racchiuse nell’Isola Memmia.
TIFOSERIA: sembrano lontanissimi gli anni dell’Appiani in cui i tifosi patavini – il gruppo leader di allora erano gli Hell’s Angels Ghetto (scioltisi nel ’93) – costituivano letteralmente il dodicesimo in campo; la realtà dell’Euganeo è ben diversa e non è un caso se dal ’94, data di inaugurazione del nuovo stadio, è iniziato il declino del Padova.
Attualmente nella sud troviamo tre gruppi: l’Ac Padova 1910, gruppo portante costituitosi nel 2001, la Juventude Crociata (significa “gioventù? in portoghese) ed il Fronte Opposto, entrambi assai politicizzati (di destra); la loro indole nazionalista ha spesso causato problemi alla società biancorossa costretta a pagare salatissime multe in conseguenza dei cori razzisti per tifoserie e giocatori avversari.
Non numerosissimi in casa e pochi in trasferta – dove vige uno stile molto ‘britannico’ con ‘pezze’ e stendardi al seguito – la curva biancoscudata non costituisce una realtà di primo piano assoluto del panorama tifoso della serie C, anche se per il passato della squadra e della tifoseria merita rispetto.
Chiudiamo con la consueta appendice dedicata ai rapporti con le altre tifoserie: solido il gemellaggio esistente con gli ultras del Palermo, mentre accese rivalità esistono con Vicenza, Treviso, Venezia, Genoa e Modena.

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