ANCONA – Un evento. Ma anche un evento può essere interessante, realmente suggestivo. Lo è stato il concerto di Gidon Kremer, il più grande violinista vivente, il Migliore: più di Togliatti. Martedì 2 maggio al Teatro delle Muse di Ancona. In programma c’erano il primo Concerto per violino di Šostakovic (in la min., op. 77) e la suite dal balletto L’uccello di fuoco, op. 20 di Stravinskij. Ad accompagnare l’Orchestra filarmonica marchigiana, diretta ieri dal suo principale direttore ospite, l’ucraino Woldemar Nelsson. Ottima l’interpretazione di Stravinskij (a memoria Nelsson, con gesti precisi e sicuri), nella seconda parte dopo l’intervallo.
Tre bis: la replica della Danza infernale (sesto movimento dell’Uccello di fuoco), e due famosi brani dalla suite dello Schiaccianoci op. 71a di Cajkovskij: la delicata Danse de la Fée Dragée. Andante non troppo e la travolgente Danse Russe Trépak. Tempo di Trepak, molto vivace. Il teatro colmo e festante. Molti giovani tra il pubblico (allievi strumentisti?). Applausi interminabili. Un evento.
Il concerto di Šostakovic (1906-1975: quest’anno si celebra appunto il centenario dalla nascita) è un’esperienza mistica nei suoi due movimenti lenti. Ma anche una prova “agonistica?, nella magnifica cadenza del terzo: la spettacolarità della musica classica. Atmosfere nerissime oppure “rivoluzionarie?. Kremer ha reso in maniera straordinaria davvero ogni singolo passaggio, mettendo a dura prova e ottenendo come sempre qualsiasi cosa dal suo antico preziosissimo strumento: marca “Guarneri del Gesù?, 1730, detto “Ex David?. Una curiosità: il solista non suonava a memoria, ma leggendo (quasi avidamente) dal leggio. Suoni straniati, quasi impercettibili nei passaggi con sordina.
Il concerto risale alla metà del Novecento. Ancora può rappresentare una delle immagini della “modernità? in musica. Musica del Novecento, età contemporanea. Non perché nulla sia accaduto dopo, in musica. Ma nello stesso senso in cui i dipinti dei primi decenni del secolo possono valere come rappresentazione di una società che sentiamo ancora come la nostra.
Suggestiva la musica, ma anche la figura stessa della star in questione: Kremer. Per le physique du rôle, che appellerebbe un Degas per adeguato ritratto, o un Bacon. Ma anche, indirettamente, perché allievo del “sommo? Ojstrach (1908-1974), che fu dedicatario del concerto, e come sempre accade in casi consimili contribuì alla sua nascita, con suggerimenti al compositore. Il toccante ritorno dell’allievo dal maestro. Al “repertorio?.
Così era inutile aspettarsi quegli scarti per i quali tra l’altro è famoso l’allievo: e alcuni storcono vieppiù il naso, quando esegue Mozart o Beethoven prendendosi le libertà che la tecnica e l’estro gli consentono. Qui no. Il pubblico di Ancona non ha visto (udito) Kremer tracciare linee troppo diverse da quelle disegnate da Ojstrach nella registrazione dal vivo di questo stesso concerto. Due genii delle quattro corde.
Stasera si replica a Fermo, domani a Pesaro. Le Marche hanno avuto la loro tournée. E un altro emergente è Anton Barakhovsky, che esegue lo stesso programma a Jesi il 5 maggio.

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