SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Era stata annunciata dall’Assessore Provinciale Olimpia Gobbi come un’operazione culturale “specialissima, unica, addirittura rivoluzionaria per contenuti e coraggio rappresentativo”, in realtà la sensazione che ha invaso gli spettatori che hanno potuto assistere allo spettacolo “(E)vento di terra” è stato un senso di sconcerto, nei confronti di un evento annunciato come l’incarnazione de “l’identità ed il sentimento di chi vive nella terra picena.”
Parola di Piergiorgio Cinì, Presidente del Laboratorio Teatrale Re Nudo.
Ma facciamo un passo indietro: al centro delle critiche è “(E)vento di terra”, spettacolo che si è svolto martedì 25 aprile al Teatro dell’Aquila a Fermo (con replica il 30 aprile al Teatro Ventidio Basso di Ascoli Piceno): la rappresentazione si colloca all’interno del Festival “Saggi Paesaggi”, un serie di appuntamenti che si muovono tra arte, musica, teatro e enogastronomia e che si svolgono all’interno del territorio piceno dal 21 aprile al 1 maggio.
Ed “(E)vento di terra. Osvaldo Licini errante, erotico, eretico” sarebbe dovuto essere il fiore all’occhiello di tutta la rassegna, grazie anche ai grandi nomi di richiamo presenti sulla scena, tutti rigorosamente marchigiani: Neri Marcorè, protagonista sul palco, accompagnato dalle musiche di Giovanni Allevi e dalle immagini di Tullio Pericoli.
Nel comunicato stampa che illustra le motivazioni che lo hanno indotto a esprimere il suo dissenso da questa acclamazione collettiva, Piergiorgio Cinì pone l’accento sul disagio di una buona parte del pubblico (800 i posti che hanno fatto registrare il tutto esaurito) nell’osservare: «attori che si avventuravano in una lettura monocorde di testi costruiti con approssimazione drammaturgica dilettantesca; sequenze interpretative, esibizioni musicali e proiezioni video che si rincorrevano in un casuale inseguimento e frutto di un’assoluta imperizia regista.»
«Un misto di sconcerto, rabbia ed indignazione» prosegue l’attore «si impadroniva di tutti quelli che da anni vivono ed operano culturalmente nel Piceno e che erano costretti ad assistere ad un tale “spettacolo”. Il sentimento negativo lasciava presto lo spazio alla convinzione che la vera forza del Piceno è rappresentata da numerose realtà culturali consolidate, fortemente legate al territorio e da tempo impegnate, con risorse economiche nemmeno lontanamente paragonabili a quelle investite in progetti di tal fatta a portare avanti un discorso serio e di grande qualità in vari campi artistici.
«Realtà che, purtroppo e loro malgrado, nessun tipo di ruolo e spazio hanno avuto nella progettualià dell’attuale Amministrazione Provinciale (che tanti entusiasmi aveva in loro accesso..).»
Un chiaro riferimento a tutte le associazioni che si impegnano con sacrificio e dedizione costante alla crescita culturale della Provincia e che secondo Cinì non sono state incluse nella programmazione dell’Ente locale.

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