RIPATRANSONE – Dare al vino Piceno un’identità territoriale legata alle produzioni di eccellenza, sul modello del Chianti o del Brunello; sviluppare un’azione di marketing integrato e centrato sulle tipologie di prodotto; acquisire maggior peso sui mercati attraverso aggregazione e, conseguentemente, massa critica.
Passa da qui il futuro del settore vitivinicolo provinciale, secondo quanto emerso dal convegno svoltosi sabato scorso a Ripatransone e organizzato da Coldiretti Ascoli in collaborazione con la Confraternita Madonna di San Giovanni, al quale hanno preso parte il sindaco Paolo D’Erasmo e l’assessore all’Agricoltura Elio Gregari del Comune di Ripatransone. Nel fare gli onori di casa, i due hanno introdotto i diversi relatori presenti, tra i quali il direttore di Coldiretti Ascoli, Anacleto Malara, il presidente di Coldiretti Ancona Maurizio Monnati, e il vicepresidente di Enoteca Italiana.
Nel 2005 le nostre vigne hanno prodotto 657mila ettolitri di vino (di cui 144mila doc), pari al 54% del totale Marche – ha spiegato il presidente di Coldiretti Ascoli, Marco Maroni -. Tutti ci riconoscono, inoltre, un livello qualitativo molto alto, ed è partendo da questo che dobbiamo dare al nostro territorio un’identità d’eccellenza sulla falsariga di altre regioni più blasonate, ma alle quali abbiano da invidiare il ‘nome’ non certo la ‘sostanza’?. L’importanza del legame col territorio nelle strategie di promozione del vino italiano è stata messa in risalto anche da Domenico Pasetti, presidente di Coldiretti Abruzzo: “La scelta vincente della vitivinicoltura marchigiana è stata quella di puntare sui vitigni autoctoni, caratterizzando le produzioni attraverso il loro legame col territorio. Ora bisogna muovere il passo successivo, aggregandosi per avere più peso sui mercati?.
Sulla valorizzazione e promozione della qualità è stato invece imperniato l’intervento dell’Assessore provinciale alle Attività Produttive ed Agricoltura, Avelio Marini: “Il vino deve essere rappresentativo di un territorio di qualità ma se non si ha un siffatto territorio allora risulta difficile sviluppare e commercializzare un qualsiasi prodotto. Per affrontare la globalizzazione dei mercati occorre puntare sulla qualità e non sulla quantità, sfruttando le nostre migliori peculiarità quali, ad esempio, il microclima. Ci si deve, inoltre, riappropriare delle produzioni, affinché il nostro sapere ed il nostro fare non vada disperso?. Di tutto ciò e soprattutto dell’implementazione del Piano di Sviluppo Rurale si parlerà nella Conferenza Agricola Provinciale che si terrà il prossimo 16 maggio: un modo per ascoltare il territorio e per avanzare delle proposte pratiche per la crescita delle nostra agricoltura.

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