SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Dopo il ragazzo di 19 anni arrestato martedì pomeriggio, sale a nove il computo dei tifosi rossoblu condotti nella casa circondariale di Marino del Tronto. Una paradossale festa della Liberazione, dunque, per M.M. (36 anni ), G.C. (26 anni), A.C. (38 anni), I.C. (21 anni), B.M. (37 anni), tutti di San Benedetto, S.S. (29 anni) di Grottammare, S.G. (41 anni) e C.G. (34 anni) di Castorano.
Le accuse, come noto, sono lancio di oggetti contundenti (aste di bandiere e stendardi, rami di alberi, pezzi di cemento “estirpati? dalle torri dello stadio), resistenza e violenza a pubblico ufficiale e lesioni aggravate. Sei carabinieri e 14 poliziotti feriti, un numero non precisato di tifosi contusi: questo il bilancio dei 45 minuti di follia verificatesi nella zona antistante la curva Nord “Massimo Cioffi?.
Gli arresti eseguiti nelle ultime ore sono stati decisi dalla Questura di Ascoli in applicazione della nuova legge 377/2001 e delle sue successive modifiche. La visione dei filmati realizzati dalle forze dell’ordine ha permesso di riconoscere l’identità dei facinorosi, per cui è dunque scattato il cosiddetto arresto in flagranza differita. Uno strumento legislativo che permette di arrestare una persona per i “reati da stadio? fino a 36 ore dopo aver commesso il fatto, utilizzando appunto materiale fotografico e filmati per le operazioni di riconoscimento. Nella nostra legislazione, questo tipo particolare di arresto in flagranza esiste solo per i reati di evasione dal carcere e per quelli dei “pirati della strada? che cagionano lesioni gravi a persone. Rimangono da esaminare ulteriori filmati e si può facilmente prevedere che verranno effettuati altri arresti.
I fatti violenti di domenica scorsa sono stati commentati in maniera controversa. Si è parlato di violenza scoppiata per una spropositata reazione dei tifosi ai controlli all’entrata dello stadio ed il dottor Tosti, vicario della Questura di Ascoli, ha parlato di “volontà di generare violenza? da parte dei tifosi di casa. Da parte loro, sia rappresentanti del tifo organizzato sia alcuni lettori del nostro sito hanno lamentato uno spirito violento dei poliziotti che ha portato a episodi di prevaricazione e di ingiustificate manganellate verso tifosi non violenti.
Ciò che mette d’accordo tutti è una certa amarezza in bocca per una stupenda rovinata domenica di calcio, tifo, calore e colori. Una domenica che resterà comunque negli annali della Samb, nel bene e nel male. Ora l’importante deve essere giungere a esatte ricostruzioni dei fatti, che faccia luce su ciò che è successo concretamente, in maniera limpida e senza pregiudizi. Che emergano i motivi profondi per cui negli stadi ci debba essere questa tensione che porta a simili episodi. E porvi rimedio. Siamo proprio sicuri che sia inattuabile in Italia lo stadio “aperto?, senza barriere, come è stato sperimentato a Udine? Perché creare i presupposti alla violenza, generando una situazione di opposti schieramenti (tifosi e forze dell’ordine), militarizzazioni che forse innescano la violenza proprio nel tentativo di evitarla? Ci vogliono soluzioni realistiche, al riparo da esagerazioni inutili. Tutela dell’ordine pubblico, rispetto per la sana cultura del tifo, flessibilità nelle leggi. Soprattutto onestà intellettuale, da parte di tutti: tifo organizzato, forze dell’ordine, organi legislativi.

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