SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Uno è il simbolo della Samb che, almeno a livello societario, non c’è più ormai da tempo; l’altro è il giornalista sambenedettese più conosciuto nel panorama nazionale. Stiamo parlando di Ferruccio Zoboletti e Maurizio Compagnoni. I due non potevamo mancare all’appello. Al Riviera delle Palme era in programma la sfida più affascinante della stagione, ma soprattutto una gara nel corso della quale la Samb di Gigi Voltattorni si giocava tanto in termini di salvezza diretta.
Il giornalista Sky al triplice fischio di chiusura è scoppiato in un pianto liberatorio. Lui, come del resto tutta la tifoseria e l’intera città, sta soffrendo in maniera atroce per le sorti del sodalizio di Viale dello Sport. «Una vittoria spettacolare – ha esordito Compagnoni con gli occhi gonfi di lacrime, come quella volta a Parma… – Prima della partita avrei messo mille firme sul pareggio e invece sono arrivati 3 punti fondamentali per il morale e la convinzione della squadra. Arbitro osceno, il resto è stato strepitoso: il pubblico e i giocatori. Una Samb che aveva tanta fame, più dell’avversario; una squadra di uomini veri, con gli attributi, che hanno capito cosa significa e quanto conta la Samb per la città. Spero che qualcuno, vedendo tutto questo in televisione, si sia innamorato dei colori rossoblu: è uno scandalo che una piazza simile si trovi in questa situazione».
All’appello si accoda anche il presidente dei tempi belli, quel Ferruccio Zoboletti che oggi, assieme ai 6mila del Riviera, ha gioito come un bambino. «Una partita vinta strameritatamente. Non solo la Samb ha giocato con più cuore, ma ha avuto anche più palle gol. Sembravamo noi quelli davanti in classifica e non il Genoa. Spero che questa non sia stata l’ultima partita tra i professionisti della Samb; oggi ho visto scene di commozione generale. Chi era allo stadio avrà capito cosa significa questa squadra per la città: uomini, donne, adulti, bambini, anziani, tutti a gridare il proprio amore per i colori rossoblu ed ebbri di gioia per la vittoria. San Benedetto non merita il baratro; mi auguro che presto il nome della città torni a farsi onore in tutta Italia come accadeva quando il sottoscritto era presidente».

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