PRATOLA PELIGNA (L’AQUILA) – Lontano dai circuiti osannati e sopravvalutati dei premi elargiti senza troppe convinioni, il concorso di Pratola, situata nel punto a più alto tasso di emigrazione di una regione, l’Abruzzo – che di per sé vanta un’alta percentuale di spopolamento nel corso dei decenni – ha sempre fatto rima con “fatica?, perché la vittoria in questa competizione arriva sempre dopo una attenta analisi fatta dalla giuria.
In trenta anni di manifestazione il premio – dedicato a tutti gli italiani nel Mondo – ha visto vincere nomi importanti della letteratura, della poesia e del giornalismo, eleggendosi a competizione longeva e quasi unica nel suo genere. È stato anche grazie a questo concorso che il ministro Tremaglia ha potuto riproporre una formula simile nel suo Premio Italiani nel Mondo, attingendo a una selezione che per Pratola vale da sempre, quella del coinvolgimento di tutte le associazioni e di tanti scrittori e artisti, capaci di trascinare nella gara altri professionisti e appassionati di tutto quanto appartenga al mondo migrante.
Angelo De Bartolomeis – patron indiscusso di questa manifestazione che va in scena nell’autunno di ogni anno a pochi chilometri da Sulmona, patria di Ovidio e della famiglia Flavia degli imperatori romani (nel giro di pochissimi chilometri troviamo i paesi d’origine di personaggi come Madonna Ciccone, di FrancescoVentresca, di Carlo Tresca, Pascal D’Angelo, Patty Lupone, Mario Fratti, Henry Mancini) – non ha voluto stravolgere il premio in occasione del suo trentesimo compleanno.
Le sezioni saranno sempre le stesse e l’entusiasmo dei partecipanti immutato, in una gara che alla fine ha sempre premiato opere e lavori di grande spessore.
De Bartolomeis ha però voluto immortalare i tanti momenti vissuti in questi anni, attraverso la pubblicazione di un volume dal sapore del tutto particolare: il racconto dell’avventura umana del proprio nonno, imbarcato sulla motonave Giuseppe Verdi nel 1916 e stabilitosi a Milford, nei sobborghi di Boston, per conquistare una piccola fetta di quel sogno americano che in milioni inseguirono.
Nel volume (Giuseppe De Bartolomeis: da Cansano e Ellis Island per Boston) vengono ripercorsi i momenti più intensi di uno sradicamento e del successivo adattamento a una realtà del tutto estranea alle proprie tradizioni, attraverso il duro lavoro e qualche reazione violenta ai soprusi vissuti nei cantieri.
Come tanti altri italiani, Giuseppe De Bartolomeis fu un lavoratore prudente e giudizioso, e come milioni di altri italiani – a dispetto di una memoria storica attuale che vuole dimenticare tale apporto – contribuì alla crescita della ricchezza italiana attraverso le sue rimesse in valuta pregiata. Avrebbe forse vissuto il resto della vita in quella terra americana che gli aveva offerto una via di fuga dalla disperazione e dalla fame. Ma una provvidenziale chiamata nel Corpo Forestale – a seguito di una domanda come volontario – fermò il suo periodo di emigrazione a soli quattro anni. Non furono anni passati invano quelli trascorsi a Boston. L’esperienza accumulata nel Nuovo Mondo fu trasmessa, come si fa in ogni famiglia, soprattutto ai nipoti, innescando in Angelo quel desiderio di dare valore alle molteplici attività dei nostri migranti.
Un libro guida, quello scritto da Rino Panza (altro grande studioso e vero e proprio promotore del recupero storico di Pascal D’Angelo) per ricordare un piccolo grande uomo dell’Italia meridionale, capace di accendere nel nipote una passione per i gesti e le idee italiane nel Mondo.
Il Premio Emigrazione è forse tutto racchiuso in questa semplice idea: dare voce alle voci italiane nel Mondo.
Nel trentesimo anniversario a Pratola Peligna potrebbero essere di scena personaggi dai nomi altisonanti. Anche Mirko Tremaglia, personale estimatore della storica manifestazione culturale, ha promesso la sua presenza. Sicuramente saranno in corsa autori, giornalisti, poeti, registi e artisti, in una gara che metterà ancora una volta a confronto spunti, articoli, servizi audiovisivi, e opere pittoriche e scultoriche, per assegnare un premio che è diventato punto di riferimento di chiunque ami scrivere e raccontare l’affascinante mondo italiano fuori dai confini nazionali.
Dopo i nomi di Emiliano Giancristofaro (antropologo autore per Newton & Compton), Luciano Segafreddo (Messaggero di Sant’Antonio), Silvano Console (Monongah, la Marcinelle americana) del console canadese Laureano Leone, del giornalista scrittore Ermanno La Riccia, dell’ambasciatore Luigi Felice Rainaldi Broglio Cristofanelli; dei giornalisti Dom Serafini, Stefano Falco (autore de Il poeta della vanga. Pascal D’Angelo), Viviana Facchinetti della Rai; di studiosi quali Luigi Fontanella, Antonio Corbisiero, Santa Casciani (della John Carroll University di Cleveland), altri premi verranno consegnati nelle mani di autori più o meno conosciuti, di giornalisti professionisti e di semplici ragazzi e pensionati uniti dalla grande voglia di raccontare la storia del lavoro e dei sogni italiani in America e nei mille altri angoli della Terra.

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