SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Il festival, giunto alla sedicesima edizione, è organizzato dalla Helios onlus ed ha aperto i battenti presso l’istituto tecnico commerciale “Capriotti?. Rassegna poetica e artistica di respiro nazionale, dedicata all’amicizia fra i popoli, fugge da ogni facile retorica della fratellanza e dei buoni sentimenti per aprirsi ad esempi concreti di vita e di spirito. Questo è il seme dell’introduzione, curata dall’ideatrice del festival, Giuditta Castelli.
L’inaugurale Trofeo dello Sport, realizzato dall’artista Giuliano Pulcini, è stato assegnato al maestro di Kung-fu Luigi Guidotti, sambenedettese di nascita e pioniere dell’arte marziale cinese in Europa. Il maestro, che gestisce una casa-scuola vicino Pesaro, ha ripercorso il suo cammino verso l’arte marziale e illustrato la filosofia dell’antica disciplina cinese. Corpo e mente, ricerca interiore e disprezzo della violenza, controllo della propria energia interiore e disciplina per esprimere il totale dispiegamento delle proprie potenzialità. Il kung-fu nasce nel tempio buddista di Shao-lin, concepito come tecnica di difesa personale per i monaci cinesi mentre compivano i loro viaggi per le questue. La sua origine monastica, dunque, sta ad indicarci quanto questa arte del corpo in azione abbia poco a che spartire con la violenza e con i combattimenti che le distorsioni storiche e mediatiche hanno insediato nell’immaginario collettivo.
“Io odio la violenza e non condivido l’eccessiva sportivizzazione del kung-fu che diventa disciplina di lotta? dice il maestro Guidotti, del quale sono state mostrate le strabilianti esibizioni con frecce prese al volo e sassi di fiume spaccati con le mani. “Ai ragazzi delle mie scuole insegno la clemenza al posto dell’arroganza, li spingo a buttar giù le proprie paure invece che i propri avversari – spiega Guidotti, con una ammirevole lucidità espositiva- perché questa disciplina aiuta a tirar fuori il meglio di sé, dato che, purtroppo, il peggio di noi stessi viene già fuori da solo. Il kung-fu insegna tecniche per tirar fuori la propria energia interiore, quel respiro che i cinesi chiamano chi e gli indiani prana?.
Da qui l’importanza della respirazione, che è il metodo umano per catturare l’energia nell’aria, e del corpo addestrato, che è il motore che elabora questa energia e permette di fare quelle cose apparentemente incredibili che duri anni di disciplina permettono di compiere.
Non c’è che dire, un bel personaggio questo maestro Guidotti, sambenedettese girovago che forma i giovani nel corpo e nella mente e che ama le sue origini. “Siamo alberi: quanto più abbiamo radici profonde e grandi, tanto più la nostra chioma è ampia e bella. Le foglie morte, invece, si perdono nel vuoto?.

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