TORONTO – Al Senato spetterà a lui e a pochi altri l’onere e l’onore di essere l’ago della bilancia, quel voto in più (o in meno) a fare la differenza nei momenti cruciali. Perché se grazie al premio di maggioranza previsto dalla legge elettorale alla Camera il futuro governo Prodi non dovrebbe avere preoccupazioni, al contrario la risicatissima maggioranza di due voti a Palazzo Madama terrà il centrosinistra sempre con il fiato sospeso.
Un’influenza, un aereo in ritardo, un dissenso su un singolo punto, insomma, minacceranno sempre il governo dell’Unione, dati i numeri, e quindi ogni senatore della striminzita maggioranza sarà importante. E ancor più importanti sono oggi i quattro senatori che l’Unione ha eletto nella circoscrizione estero, e che hanno di fatto portato a Romano Prodi su un vassoio d’argento le chiavi di Palazzo Chigi.
Renato Turano, presidente della Turano Baking Co. di Chicago, leader dei panificatori del Nord America, imprenditore di successo da decenni, è uno di quei quattro senatori. Eletto per l’Unione con oltre 11mila preferenze, sa che per lui Chicago sarà quasi soltanto un ricordo, pena la caduta dell’esecutivo: «Fare l’ago della bilancia è un impegno ancora più gravoso del previsto – ammette al Corriere Canadese – vorrà dire che rimarrò a Roma molto più spesso e che cercherò di essere sempre presente nelle occasioni più importanti, quando un solo voto potrebbe essere determinante. Specialmente durante il primo anno, voglio stare il più possibile al Senato per imparare il lavoro di parlamentare e costruire rapporti utili per noi italiani all’estero. Però voglio anche avere il tempo di poter viaggiare, di visitare le varie comunità italiane, in Nord America ma non solo, e andare a toccare con mano i problemi di ciascuna».
Insomma, il voto all’estero è stato determinante. Ma cosa si ripromette di fare, nei primi mesi, il senatore Turano?
«Sì, il voto è stato determinante, ed è andato molto oltre la concessione “affettiva? per gli italiani lontani dalla Patria che tutti pensavano. Stiamo già pesando. Questo significa anche che potremo chiedere e cercare di raggiungere insieme degli obiettivi. Nella mia agenda metto innanzitutto il problema dei consolati e dell’Aire. L’anagrafe dei residenti all’estero va aggiornata, le operazioni di “pulizia? dei mesi scorsi hanno portato all’esclusione di molta gente che aveva diritto di votare, è stato un caos. Poi c’è tanto da fare per la nostra rete consolare, che necessita di fondi e personale: i cittadini hanno diritto ai servizi consolari, e i Consolati devono essere messi nelle condizioni di funzionare e, quindi, di prestare quei servizi. Non mi pongo limiti di tempo per la soluzione di questi due temi, diciamo che i primi cento giorni mi sembrano un termine un po’ ristretto, tenuto conto che devo imparare tante cose e che ci sono da eleggere i presidenti delle Camere e quello della Repubblica, e che poi ci sarà la fiducia al governo».
Per il raggiungimento di questi obiettivi pensa di collaborare con Gino Bucchino, il neo-deputato nordamericano dell’Unione?
«Certamente, ma non soltanto con lui: non voglio ci siano steccati politici. Su alcuni temi saremo trasversali. Voglio collaborare anche con l’onorevole Sal Ferrigno di Forza Italia».
Lei era un candidato indipendente dell’Unione. In quale gruppo pensa di iscriversi, nel caso ogni partito scegliesse di formarne uno?
«Sono un moderato, direi che potrei aderire al gruppo della Margherita».
La domanda viene spontanea: come si schiererebbe sui Pacs, i patti di convivenza civile, che potrebbero aprire la strada alle unioni civili tra persone dello stesso sesso?
«Sono una persona legata alle tradizioni, per me la famiglia è un valore molto importante. Penso che sarei contrario se si votasse su questo tema».
Ritiene che uno di voi eletti all’estero debba essere il successore di Tremaglia?
«Vorrei che Prodi tenesse presente questa eventualità. Sarebbe giusto fare ministro per gli Italiani nel Mondo un italiano all’estero».

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