SAN BENEDETTO DEL TRONTO – «Un successo anche oltre le previsioni»: è il commento di Amedeo Ciccanti, confermato senatore per l’Udc, al responso delle urne. Sbaragliata la concorrenza di Forza Italia (che al Senato nelle Marche ha eletto solo il capolista Francesco Casoli, ma non il sottosegretario uscente Antonio D’Alì, candidato al secondo posto), Ciccanti dà la sua versione sulla politica nazionale prossima ventura e sulle elezioni amministrative del 28 maggio a San Benedetto.
Senatore Ciccanti, cosa accadrà ora nel centrodestra? Nascerà un partito unico?
«Intanto vorrei sottolineare l’incremento dei consensi all’Udc, che dal 2001 ad oggi è stato del 95%, il più alto di tutta la Casa delle libertà. Siamo andati avanti in tutte e cinque le province marchigiane, mettendo da parte tutte le divisioni e facendo gioco di squadra. Il partito si è ritrovato attorno ai candidati in modo compatto. Ora seguiteremo a lavoare per un “Partito dei moderati?, che è cosa diversa da un “partito unico?».
Cosa intende dire?
«Il “partito unico? sarebbe “unico-del-centrodestra?, mentre il “Partito dei moderati? intercetterebbe anche l’elettorato di Rutelli e Mastella. Non i vertici, ma almeno la base dei loro rispettivi partiti. Parlo quindi del contenitore che deve riaggregare tutti i moderati del centrodestra e del centrosinistra».
Il ritorno della Democrazia cristiana?
«La Democrazia cristiana non c’è più, appartiene al passato. Invece si tratta appunto di riaggregare i moderati, che hanno omogeneità di valori e di visioni in campo economico. L’unica cosa che non volevano i moderati del centrosinistra era la leadership di Berlusconi, che adesso non c’è più. Diciamo che c’è invece un perimetro bianco sul quale dobbiamo lavorare, come scrive anche L’Avvenire».
Ora vi alleerete con Martinelli e Forza Italia per le elezioni amministrative di San Benedetto?
«Noi ci auguriamo che Martinelli e Forza Italia si alleino con la Casa delle libertà. Nessuno può subordinare al proprio tornaconto l’alleanza politica. Da oggi abbiamo le mani libere per fare tutti i giochi in vista delle amministrative. Siamo più liberi per ragionare sugli interessi della coalizione. Martinelli pone condizioni inaccettabili. Dice “io sono io, oppure non ci sto?. Questo ci sembra un modo sbagliato di porre la sua candidatura. Noi vogliamo prima ragionare della coalizione, poi del suo miglior candidato».
Vi rivolgerete anche a Fiscaletti, visto che An non gradisce la candidatura dell’ex sindaco?
«Sarà Fiscaletti a dover dire quello che intende fare: se vuole aprire un dialogo anche con la Cdl o se vuole andare per conto suo. Noi ci sentiamo parte integrante della Cdl. Siamo disponibili a dialogare con qualunque valore aggiunto delle liste civiche, senza preclusioni».
Alleanza nazionale ha chiuso le trattative e candida Piunti. Condividete questa, come candidatura?
«Se le cose vengono poste in questi termini noi non condividiamo. Chi fa così si pone fuori dal nostro orizzonte. Noi non poniamo condizioni a nessuno sul candidato sindaco, ritenendo prioritaria l’alleanza. E non accettiamo condizionamenti. Condizioni vincolanti su un candidato che non è unitario dello schieramento non ne accettiamo. Questo vale per Martinelli, Piunti, Fiscaletti, Nico».
Avete in programma pranzi o cene per trattare in vista delle amministrative?
«Io ero a dieta in campagna elettorale e intendo mantenere la dieta».
Come vi muoverete allora da qui al 28 aprile, termine ultimo per la presentazione delle liste?
«In primo luogo i candidati devono fare un passo indietro, poi ognuno dia una candidatura di servizio. La Casa delle libertà non è un’acquasantiera, dalla quale ognuno attinge per sé. Noi un programma ce l’abbiamo ed è anche omogeneo a quello di tutti i partiti della Cdl. Avendo già governato insieme abbiamo solo bisogno di una prosecuzione. Noi poniamo solo una questione di metodo. Nessuno può strumentalizzare l’elettorato moderato».
Quanto durerà il governo Prodi?
«Quanto lo farà durare Bertinotti. Il problema è lui».
Non i centristi di Mastella?
«No. I temi cari a Mastella e Rutelli sono quelli cari anche a noi del centrodestra, sia sui valori che in economia. Ma il problema è l’estrema sinistra. E la Rosa nel pugno. Bertinotti è determinante al Senato, Mastella no. È un governo Prodinotti».
Lei condivide la proposta di una grande coalizione alla tedesca?
«La grande coalizione non è una scelta politica: è un obbligo imposto dalla situazione. Se qualcuno è in grado di fare diversamente, ce lo dica. Ma in questo momento si sta solo andando avanti a testa bassa. E l’aritmetica dei numeri non ha mai permesso di governare. Le maggioranze non sono fatte dai numeri ma dalla qualità».

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