SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Lo spettacolo con la traduzione di Cesare Garboli e la regia di Arturo Cirillo, anche tra gli attori, è un testo che tratta la conflittualità tra ragione e sentimento.
La traduzione di Garboli usa un italiano attuale che ricollega gli avvenimenti ad un presente problematico in cui tutta la nostra realtà è ridotta ad un salotto televisivo molto formale ma vuoto. Un finale dove trionfa l’ordine perbenista, e come dichiara Cirillo «…Le Intellettuali mi appare come la più dissennata apologia del potere, in cui destra o sinistra, aristocratici o popolari, rozzi o snob, ricchi o poveri, tutti siamo ugualmente in fila per il nostro meschino posto al sole».
In questo testo non si salva nessuno, né le “intellettuali? femministe né gli “intellettuali?, non si salva il misantropo, che si rivela un borghesoccio, né il padre di famiglia e in questo panorama mostruoso non c’è posto per la speranza. Una dialettica tra intellettuali e potere che rispecchia un quotidiano involgarito, in cui vige l’arte di approfittarsi e di arrangiarsi. Molière è riuscito a mostrare le contraddizioni, le prevaricazioni, le violenze, le sconfitte.

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