Un vecchio peschereccio fatiscente. Intorno tutto è acqua, scenario immobile, immutabile. Tutto è silenzio sulla linea di confine tra cielo e mare. Il vecchio della barca accoglie a bordo chi vuol pescare al largo e utilizza le corde tese del suo arco come un’arpa, poetico strumento musicale la cui melodia scandisce il ritmo di una vita fuori dal mondo, fuori dal tempo. Come in un’isola.
E poi c’è lei. Diciassette anni. Quasi. Tre gocce di colore incastonano come diamanti due occhi grandi di bambina. Sotto capelli scuri e leggeri come seta si schiudono raramente due labbra indecenti che racchiudono i segreti del mondo tra sussurri e sorrisi. Lei non ha mai visto la terra e presto il vecchio vuole sposarla. Ma il mondo la cercherà, la giovinezza di un amore la troverà e forse allora nulla sarà più come prima…
Non si può misurare la bellezza di un film che scivola sulle acque con gesti, suoni e colori di una virtù estetica assoluta. Kim Ki-Duk seduce ogni volta: in ogni suo film non esistono equilibri scellerati, semplicemente perché non possono esistere nella vita. Da qual pittore è, il regista inserisce nella macchina da presa tutto l’Impressionismo della Francia dove ha studiato e al tempo stesso non dimentica la crudeltà e la divisione della sua terra, tanto fertile quanto inquieta.
Kim Ki-Duk non è un regista: è il mago incantatore che compariva nelle favole che ci raccontavano da bambini. Ora i bambini sono cresciuti, la fiaba è divenuta vita e la sua dimensione intangibile è la variopinta diversità di sentimenti sospesi, repressi. L’espressione massima di un dolore-amore sono le lacrime che solcano il viso. Sospese, appunto. Perché l’amore non sempre è ciò che si vede. Si cela nelle sofferenze, nei silenzi e nelle allusioni. E’ la musica immaginata che risuona nelle orecchie della fanciulla fin dai primordi. Sono i quotidiani gesti di un vecchio che ha fatto di lei l’unico motivo per esistere.
Ma l’amore non ha bisogno solo di sguardi. Chiede la vita con tutti i suoi tempi ed il fluire di eventi non voluti rende spesso impotenti. E allora il regista coreano inventa la distruzione-distrazione del tempo, laddove un calendario può essere tradito se non, le sue pagine, strappate del tutto. Il tempo e l’amore si cercano a vicenda. Come l’altalena sulla quale la fanciulla dondola predicendo il futuro e accarezzando docilmente il mare con i suoi piccoli piedi. Quell’altalena è la clessidra della sua vita.
“Forza e bel suono come in arco teso. Voglio vivere così fino al giorno in cui morirò?

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