CARACAS – In Venezuela la risposta è stata matura e positiva. Molti gli italiani che hanno reclamato il plico elettorale personalmente in Consolato o attraverso apposite linee telefoniche. Purtroppo troppi non lo hanno mai ricevuto e sarà nostra cura, ora, verificare se in effetti quei plichi non sono arrivati o se invece sono stati “votati? da altri.
La campagna elettorale non è stata facile. Un territorio di più di 17 mila chilometri da raggiungere in poco più di un mese non è impresa semplice per nessuno. Ma ognuno si è impegnato al meglio. Ognuno ha lavorato cercando di portare avanti le proprie idee, il proprio programma.
Non sono mancati i colpi bassi di chi in maniera strisciante ha cercato di gettare fango su altri. Atteggiamenti purtroppo noti che sono alla base della convinzione secondo cui “la politica è sporca?. In realtà la politica è un concetto astratto e la rendono sporca o pulita le persone che la esercitano.
La calunnia, il tentativo di diffamazione verso alcuni candidati è stato banalmente utilizzato soprattutto da chi non aveva argomenti sui quali fondare la propria candidatura. Persone che non si sono mai occupate di problematiche di collettività, ed invece hanno sempre badato solo ed unicamente ai propri interessi, persone con passati oscurati da ombre. Sono proprio loro quelli che, sia in Venezuela che in altri paesi, hanno gettato discredito su tutti gli italiani all’estero.
E nella madrepatria una certa italietta piccola piccola ha reagito con scherno ed ironia alla nostra partecipazione. È stato il caso di Sergio Romano, editorialista del Corriere della Sera, che ha intitolato un suo pezzo in prima pagina “La commedia degli onorevoli italo-esteri?. Un pezzo che fa onore a quell’Italia che la domenica compra le paste dopo la messa, che si avvolge con morbosa curiosità attorno al delitto di Cogne o al Grande Fratello, che sorride un saluto mentre bisbiglia il pettegolezzo.
Insomma l’Italia che grandi come Sordi, Tognazzi, Manfredi e Gassman fotografavano per aiutare a pensare, per promuovere un’autocritica dalla quale partire per andare avanti. Le parole di Romano scendono dall’alto di chi, nonostante la sua esperienza diplomatica, sembra essere rimasto sempre fermo a casa sua. Dimostrano una totale ignoranza della nostra realtà e si soffermano sui luoghi comuni dell’italiano masticato male, dell’ignoranza politica dei connazionali all’estero ecc. ecc.
La nostra presenza nel prossimo Parlamento italiano dovrà dimostrare altro, dovrà dimostrare che se gli italiani all’estero hanno voglia di partecipazione e di un rapporto più dinamico con l’Italia è proprio perché non sono provinciali e hanno una visione molto più cosmopolita del lavoro e in generale della vita. Dovrà insegnare agli italiani in Italia a vederci, vederci davvero, senza paternalismi né falsi sentimentalismi.
È ciò che ci auguriamo. Certo se andassero avanti certi personaggi che alla scarsa conoscenza della lingua italiana aggiungono anche una profonda povertà di idee, sarebbe proprio triste. Sarebbe un’occasione perduta.

Copyright © 2017 Riviera Oggi, riproduzione riservata.
(Letto 592 volte, 1 oggi)