SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Immigrazione a San Benedetto, città che è stata in anni gloriosi fra i principali porti pescherecci del Mediterraneo, aperta per definizione al mare e agli altri paesi. Città che ha conosciuto l’emigrazione e ospita oggi immigrati da 71 nazioni e dai cinque continenti (ma il 72,3% da 28 paesi europei): uno proveniente dall’Oceania, secondo le statistiche elaborate dal servizio “Disabilità, immigrazione e volontariato? del Comune, riferite alla fine del 2004.
Quadro e variazioni. Da 17 paesi dell’Africa proviene il 14,5% degli immigrati. Da 12 dell’Asia il 7,9. Da 13 delle Americhe il 5,3. Tra gli africani prevalgono i maschi, tra quelli che provengono da altri continenti le donne: l’81,7% di coloro che provengono dalle Americhe. E non è detto che per il 2005 non risulteranno cambiamenti anche sensibili (i dati sono in fase di elaborazione). Se nel 2004 gli immigrati “regolari? erano 1.556 (759 famiglie), pari al 3,3% dei 46.509 cittadini residenti (contro il 4,5% della media nazionale), bisogna però considerare che nel 1995 gli immigrati erano appena 149. Solo nel 2004 gli stranieri sono aumentati del 19,6%. Nel 2003 del 30% rispetto all’anno precedente. La popolazione immigrata è costituita in maggioranza da donne, è molto meno anziana di quella italiana ed ha una più alta percentuale di minori, sia in età scolare che prescolare.
Per San Benedetto è quasi sempre una fortuna. Nella pesca lavorano oggi molti tunisini e forse è un apporto decisivo. Ma molti sono impiegati ed altri sarebbero necessari in agricoltura e nelle altre attività produttive. «Molti albanesi e rumeni operano nel settore dell’edilizia – ci dice il presidente della Consulta degli stranieri di San Benedetto Zouhair Ben Hamed – ma a parte queste caratteristiche possiamo dire che gli stranieri lavorano in tutti i settori».
Problemi? «Non abbiamo grossi problemi di razzismo o di ordine pubblico – dice Elvano Pulcini, responsabile del servizio comunale citato – Forse perché a San Benedetto non esistono quartieri-ghetto come altrove, che acutizzano le difficoltà e possono creare tensioni. Naturalmente abbiamo problemi “fisiologici?, come la mancanza di lavoro e di alloggi. A volte fenomeni di delinquenza, ma non in percentuali superiori a quelle che si registrano tra gli italiani». Un quadro confermato anche da Ben Hamed.
«Quello della casa è un problema serio», aggiunge Ben Hamed. «Solo i più fortunati trovano un alloggio per tutto l’anno, molti ce l’hanno d’inverno, ma devono lasciarlo per l’estate, per via del turismo. E gli affitti sono abbastanza alti».
Tra i più importanti servizi istituzionali offerti agli immigrati dal comune c’è proprio la certificazione di idoneità dell’alloggio, che è condizione per accedere ai documenti: il “permesso di soggiorno? temporaneo, che viene rinnovato anche a condizione che si abbia un lavoro (e nel caso lo si perda, entro sei mesi si deve dimostrare di averne trovato un altro. Prima dell’entrata in vigore della legge Bossi-Fini tale periodo era di un anno); o la “carta di soggiorno? a tempo indeterminato. La cittadinanza può essere chiesta dopo dieci anni di residenza “regolare?. E la risposta arriva non prima di un periodo che va dai tre anni in su: circa sei mesi per gli accertamenti da parte della prefettura di Ascoli Piceno, poi i labirinti della burocrazia romana.
La principale voce del bilancio comunale per gli immigrati è quella dell’assistenza linguistica a scuola: 45 mila euro annui (si arriva a 55 mila con i contributi ad altre iniziative socio-culturali), per permettere la comprensione dell’italiano e l’integrazione di circa 60 ragazzi ogni anno. Gli insegnanti sono dieci, cinque italiani (una interprete di cinese, quattro docenti di italiano), cinque madrelingua, di cui due albanesi, due russi, un tunisino per l’arabo. Pulcini e Ben Hamed sono d’accordo anche su questo: l’integrazione parte dalla scuola e dalla conoscenza dell’italiano. È il motivo per cui anche la Consulta organizza corsi di lingua, l’ultimo in collaborazione con la locale sezione dell’Alliance française.
Integrazione culturale. Oltre che quella linguistica, la Consulta organizza iniziative per favorire anche l’integrazione culturale: il 27 aprile inizierà la quinta edizione del ciclo di film Mondi lontani mondi vicini, in collaborazione con il Cineforum “Buster Keaton?. La cooperativa Systema, invece, promuove nelle scuole l’iniziativa Un puzzle a colori, che a fine anno scolastico si chiuderà con un piccolo saggio teatrale con ragazzi italiani e immigrati. Una terza iniziativa è quella del comitato “Dante Alighieri?, che tiene corsi di italiano e di vernacolo sambenedettese. Recentemente si è svolta anche la rassegna Sconfine, con lo spettacolo teatrale Schifo (il 17 e 19 marzo, con Piergiorgio Cinì del laboratorio teatrale “Re nudo?, presso il Teatro dell’Olmo, via dell’Olmo 16) e un dibattito sull’integrazione culturale, con vari interventi, il 18 presso l’auditorium del Comune.
Gli albanesi sono la maggioranza relativa: 565 persone, il 36,3%. Il secondo gruppo, quello dei rumeni, rappresenta appena il 7,6% del totale, con 119 persone. Il terzo è rappresentato dai marocchini: il 6,5, con 101 persone. I più integrati sono gli albanesi e i marocchini. I cinesi “ufficialmente? sono il quarto gruppo: 85 persone, il 5,5% degli immigrati. È evidente come non sia un dato reale, basti pensare al numero dei ristoranti cinesi. Secondo Ben Hamed, quello cinese è un gruppo piuttosto chiuso in se stesso, che stabilisce contatti solo con chi può informarli sulle procedure amministrative, poi fa circolare le informazioni al proprio interno. Salvo, evidentemente, quell’integrazione che viene dai banchi di scuola tra nuove generazioni. Il 17,7% di tutti gli immigrati risulta iscritto all’anagrafe in nuclei familiari con italiani.
Clandestini. «A San Benedetto il fenomeno dell’immigrazione clandestina non è molto diffuso», dice Pulcini. «Certo, nell’ultimo anno abbaiamo avuto un forte incremento di cinesi, che non chiedono la residenza perché si spostano spesso. I cinesi tendono a vivere isolati, l’unico contatto che abbiamo con loro è per il sostegno linguistico a scuola».
Versione diversa quella di Ben Hamed: «Il fenomeno dei clandestini secondo noi è enorme, basti pensare alle badanti dell’est che sono sempre più numerose e spesso, purtroppo irregolari».
Cosa chiedono. «Dal governo ci aspettiamo maggiore attenzione all’immigrazione», dice Ben Hamed. «Noi pensiamo che la legge Bossi-Fini discrimini gli immigrati, vedendoli come “macchine da produzione?, tanto che chi rimane senza lavoro per più di sei mesi non può rinnovare il permesso di soggiorno. E di questi tempi trovare lavoro non è facile. Al Comune chiediamo invece un consigliere comunale aggiunto, che se anche non ha diritto di voto, può però rappresentare i problemi dell’immigrazione». Il consigliere aggiunto esiste già in diversi altri comuni. In Provincia ce ne sono due (uno per il fermano).
Fanno parte della Consulta rappresentanti degli enti, dalla prefettura alla questura ai sindacati, ecc. Il comitato direttivo è invece composto da sette immigrati, di cui è presidente Ben Hamed, vice è la bielorussa Elena Iaroch. La Consulta è stata istituita dall’assessore Franceschini negli ultimi anni dell’amministrazione Perazzoli. Il suo successore, Gabriella Ceneri, ha dotato l’organismo di un ufficio in Comune, aperto il sabato dalle 10 alle 13.

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