Dalla capitale austriaca esce rafforzata la convinzione che la coesistenza tra i diversi tipi di coltivazione è impossibile in quei territori che hanno scelto l’agricoltura di qualità come riferimento strategico dello sviluppo. Si aprono quindi spiragli sulla possibilità che ci siano, in Europa, regioni “OGM-free?, ossia nelle quali non vi siano culture di organismi geneticamente modificati. Ad onor del vero, in Europea vi sono già 40 regioni che si dichiarano OGM-free e di queste, ben un terzo, lo si trova in Italia. Se poi si tiene conto del numero di quelle che sostengono tale modalità di fare agricoltura allora il numero sale vertiginosamente fino a 172.
Tali numeri supportano la speranza che è scaturita dal convegno: quella di avere un territorio agricolo di qualità, anche perché risulta difficile una coesistenza di differenti tipologie di coltivazione, in parecchi ambiti territoriali, per ragioni strutturali, ambientali, climatiche. Ovvio che, ove si sia in presenza di Regioni che hanno già puntato tutto sull’agricoltura di qualità come riferimento strategico di sviluppo, diventa impensabile una benché minima coesistenza tra produzioni transgeniche e non.
E su questa strategia, sia la Regione Marche, sia la Provincia di Ascoli Piceno, hanno le idee ben chiare, puntando nettamente su una forte presenza nel nostro territorio di produzioni tipiche e biologiche. Dichiarare la Provincia come territorio OGM-free vuole essere un’azione forte, un gesto concreto per consolidare l’alleanza tra quei movimenti di cittadini e consumatori che vedono negli OGM un rischio per il nostro ambiente e per le identità locali.
L’Assessore provinciale Avelio Marini, testimonial italiano della campagna OGM-free, in una nota, accoglie favorevolmente i risultati del summit di Vienna e, nel farlo, ribadisce la necessità di puntare sull’agricoltura di qualità e sulle produzioni tipiche, nella piena tutela della salute e dell’ambiente.

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