SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Il 12 aprile scade il termine della messa in mora da parte dei calciatori della Samb. Sessanta giorni dopo, il 12 giugno, 12, si discuterà l’istanza di fallimento della Samb, a meno di anticipi. In due mesi si decide il destino del club, che intanto dovrà trovare la salvezza in campionato. Come salvare il club rossoblu? Qual è il modo per restare nella categoria più alta possibile?
La strada migliore sarebbe quella del fallimento e del subentro di una nuova società che offra le opportune garanzie alla Lega, rilevi il titolo sportivo e iscriva la squadra al prossimo campionato. Ma i tempi tecnici, specie se da parte della Samb non ci sarà la volontà di fallire, sembrano non esserci. Allora bisogna pensare all’eventualità di rilevare la Samb.
L’ammontare passivo sembra oscillare tra i 2 e i 2,5 milioni di euro. Di questi la gran parte sono debiti con lo Stato: non possono essere ridotti ma possono essere spalmati in diversi esercizi. I debiti verso i calciatori e verso i privati possono essere ragionevolmente abbattuti. E infine Mastellarini e Paterna potrebbero versare diverse centinaia di migliaia di euro pur di non restare invischiati in procedure fallimentari e, soprattutto, per non dover pagare gli importi sotto fidejussione (addirittura Mastellarini, forse, sarebbe disposto anche ad entrare in una nuova società di sambenedettesi, pur con una quota minoritaria).
La May Day SpA ha dichiarato di aver raggiunto un accordo fra i potenziali soci e per un montante di 500 mila euro. Facendo due conti, non mancherebbe tantissimo al raggiungimento di una cifra minima (1,5 milioni di euro) che, pur con campionati lacrime e sangue davanti, potrebbero garantire alla Samb il mantenimento della C1.
E in questo spazio lanciamo un’idea che ci è stata proposta da alcuni nostri lettori: il Comune di San Benedetto (o qualche società da esso controllato), che difficilmente potrà sponsorizzare la Samb come gli anni passati, potrebbe risultare tra gli acquirenti del club, sia pure, ovviamente, in quota minoritaria. Insomma: cosa impedisce di considerare la Samb una azienda partecipata dell’amministrazione, come la Picenambiente, l’Istituto Vivaldi, la Multiservizi, solo per fare alcuni nomi?
Proporremo l’idea ai candidati alla poltrona di sindaco, in alcune interviste che pubblicheremo prossimamente.

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