CARACAS – Filippo Sindoni, 75 anni, era stato rapito il 28 marzo da tre uomini travestiti da polizitotti a Maracay, circa 130 chilometri ad ovest di Caracas. Subito dopo il sequestro, il 29 marzo, Sindoni è stato trovato morto, ucciso con un colpo di arma da fuoco alla testa, a Carora, 370 chilometri ad ovest della capitale del Paese sudamericano. Ora la salma è tornata in Italia, per essere tumulata a Capo d’Orlando, in Sicilia, dove l’imprenditore era nato.
Chacon ha fatto sapere che le indagini proseguono e sono giunte ad una fase avanzata. Sono state identificate altre 7 persone – tra cui un poliziotto dello stato di Aragua – che al momento sono ricercate. «Stiamo facendo perquisizioni sia negli Stati di Carabobo e Aragua, sia nella capitale, per raccogliere le prove e assicurare alla giustizia tutti i 10 sospetti coinvolti nell’assassinio del signor Sindoni», ha concluso il ministro venezuelano.
Filippo Sindoni Sindoni – che viveva in Venezuela da 50 anni – si era battuto a lungo per il riconoscimento del diritto di voto degli italiani all’estero. E per votare aveva deciso di trattenersi in Venezuela più del previsto: doveva infatti rientrare in Italia la settimana scorsa.
Sindoni aveva sempre dimostrato grande impegno politico. Per sette anni era stato il rappresentante per gli emigrati in Venezuela nel Cgie, il Consiglio generale degli italiani all’estero.

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