SAN BENEDETTO DEL TRONTO – «San Benedetto non ha esercitato in questi anni il suo ruolo di comune capofila, letteralmente scaricando su di noi il compito del coordinamento anche amministrativo delle politiche sociali»: la dichiarazione del coordinatore dell’Ambito sociale 21, dott. Antonio De Santis, a Riviera Oggi (n. 617 del 28 febbraio scorso) hanno fatto saltare sulla sedia il dirigente del settore servizi sociali del comune, dott. Roberto De Berardinis. «Noi non abbiamo scaricato proprio nulla – sostiene il dirigente – De Santis non fa nulla di più di quello che è stabilito da una convenzione tra il comune e l’ambito. È il lavoro per il quale è pagato».
Gli Ambiti. De Berardinis si scaglia contro la stessa istituzione degli Ambiti sociali da parte della Regione Marche, nel 2002/2003. «Non c’è alcuna legge, né dello Stato, né della Regione, che disciplini gli Ambiti sociali – sostiene De Berardinis – Né c’è una legge che parli del concetto di “comune capofila?, la cui funzione sarebbe stata trascurata dal comune di San Benedetto. Se i comuni più piccoli hanno difficoltà a gestire certi servizi troppo costosi per i loro bilanci, esistono vari strumenti di legge per cercare di rimediare, tutti previsti dal decreto legislativo 267 del 2000, il Testo unico sugli enti locali: le convenzioni, i consorzi, l’unione dei comuni, e infine la fusione tra i comuni».
Sussidiarietà. De Berardinis contesta anche il concetto di “sussidiarietà? tra comuni: «il principio di sussidiarietà – sostiene il dirigente – è verticale e non orizzontale. Se un comune non riesce ad espletare un servizio interviene la Provincia. Se questa non riesce interviene la Regione. Per quest’ultima lo Stato e infine la Comunità europea».
Carte bollate. Come un sol uomo, il settore servizi sociali ha addirittura presentato il 28 agosto scorso un ricorso alla Corte dei Conti, proprio per contestare la mancanza di leggi regionali che regolamentino gli Ambiti, con undici firme in calce: dirigente, cinque direttori, quattro responsabili, un’assistente sociale. Oggetto: “spesa pubblica sostenuta e funzioni del c.d. Coordinatore dell’Ambito Territoriale Sociale?.
Il ricorso contesta anche un presunto danno all’erario: l’entità dei fondi destinati agli ambiti. La Regione Marche ha infatti destinato nel 2004 quasi 25 milioni di euro per i servizi sociali sul territorio. Di questi, 2 milioni per coordinatori e i loro staff, più 2 milioni “obbligatori? a carico dei comuni. Si attende la risposta della Corte.

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