SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Nel corso dei prossimi anni l’aspetto e le funzionalità del porto di San Benedetto potrebbero cambiare radicalmente: ad opera di una “Società di trasformazione urbana�?? O di un nuovo Piano regolatore del porto? O forse per singoli interventi pubblici o privati?
Vediamo. In principio era il terzo braccio. A nord dell’attuale. Era l’anno 1968. Lo prevedeva il primo Piano regolatore del porto, approvato dal Genio civile opere marittime. Fu recepito nel Primo piano regolatore generale della città, quello del 1974. Quindi meglio definito, nelle previsioni, nel Prg vigente, approvato dal consiglio comunale nel 1985.
Fino alla caduta dell’amministrazione Martinelli era in fase di elaborazione un secondo Piano del porto: ad opera della Capitaneria, che è oggi l’ente competente in materia (L. 84/94), in collaborazione con gli uffici comunali. Il terzo braccio – forse dovremmo dire il “braccio fantasma�? – ne era ancora la parte più vistosa, come riferisce il vicecomandante Piccioli. Se realizzato potrebbe ospitare attività cantieristiche, commerciali, o addirittura la base per quei collegamenti con la Croazia di cui si sente parlare di tanto in tanto. Richiederebbe comunque un prolungamento del molo sud di 360 metri.
L’iter era parallelo a quello del nuovo Piano regolatore generale che stava portando avanti l’ing. Bellagamba. Anzi: «eravamo a buon punto – dice ancora Piccioli – Ripartiremo quando si insedierà la nuova amministrazione».
Ora, il comune non disponeva (o non voleva impegnare) dei fondi per operare le eventuali trasformazioni da apportare nell’area pubblica del porto. Sicché l’amministrazione Martinelli ha dato avvio ad uno studio di fattibilità per una “Società di trasformazione urbana�? (Stu), che è uno dei nuovi strumenti previsti dalla legge per sopperire con l’apporto dei privati alla mancanza di risorse finanziarie da parte dei comuni.
Parole, parole. E nella fattispecie anche soldi: 206.902 euro più Iva, il 75% a carico del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, il resto dal comune di San Benedetto. Il costo dello studio è questo. Lo sta portando avanti una “Associazione temporanea d’impresa�? (Ati) tra società di rilievo internazionale (tutte spa): capofila la Nomisma di Bologna, poi la Caretti & Associati e la Ernst & Young. L’area oggetto di studio è delimitata a ovest da viale Colombo, a nord dal confine con Grottammare, a sud dall’Albula.
Il risultato dello studio sarà una serie di relazioni sulla fattibilità urbanistica, economica, ambientale, della Società e delle trasformazioni dell’area portuale.
Le relazioni saranno suddivise in tre fasi: a) priorità da perseguire ed esigenze da soddisfare; b) linee-guida di trasforamzione, con aree di intervento, attività, funzioni; c) verifica di sostenibilità tecnico-territoriale, econocmico-finanziaria, giuridico-amminstrativa.
Tra gli esiti possibili, per quanto paradossale, potrebbe anche esserci il seguente: che una Stu non è lo strumento più adatto per operare la trasformazione dell’area portuale. I 180 gioni contrattuali entro cui l’Ati Nomisma dovrà completare i lavori scadranno prima delle elezioni e dell’insediamento della nuova giunta. Il comune, da parte sua, ha facoltà di prorogare di ulteriori 7 mesi tale termine.
Il punto di partenza della fase attuale è stato uno studio di “pre-fattibilità�?, svolto nel 2002 dallo studio Comes srl di San Benedetto.
Verrà costituita una Stu? L’area del porto verrà trasformata con questo strumento? Che intanto assomiglia a quello vituperatissimo, in passato, dei Prusst (Programmi di riqualificazione urbana e di sviluppo sostenibile del territorio), contestati all’amministrazione Perazzoli dalla coalizione che appoggiava Martinelli: e non solo da questa.
Rispondono i due principali candidati sindaci. Per Pasqualino Piunti, indicato da An, «la Stu andrà discussa insieme al Piano regolatore e rappresenta comunque una grande opportunità, da sempre appoggiata da An».
Il candidato dell’Unione Giovanni Gaspari fa un discorso più articolato, che parte da valutazioni politiche: «risulta difficile – afferma Gaspari – comprendere le ragioni che hanno indotto la vecchia amministrazione a dare impulso ad una Stu, escludendo dal nuovo Piano regolatore generale un’area importante e strategica come quella portuale. La Stu si basa su una progettazione stratosferica, con cifre tali che nemmeno la partecipazione del privato mette al riparo l’amministrazione pubblica da un impegno tanto pesante da risultare disastroso per le finanze comunali. Nello studio di prefattibilità si parla infatti di centinaia di milioni di euro di interventi. Il comune di San Benedetto non avrà mai i soldi necessari per partecipare ad una Stu. Sicché penso che dopo la progettazione ci si fermerà. Ma penso che il porto dovrà diventare un’area centrale e vitale, con soluzioni come quelle adottate a Genova o a Lisbona».
Prossimo alla realizzazione dovrebbe invece essere un pontile d’attracco aggiuntivo, perpendicolare all’attuale molo nord, per un massimo di 13 imbarcazioni della lunghezza di 30 metri, cui se ne potrebbero aggiungere altrettante in seconda e terza fila. Il progetto è nella fase esecutiva e la spesa prevista è di 1 milione e 800 mila euro. La pratica viene seguita dal Genio civile opere marittime di Ancona.

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