ROMA – Sta per chiudersi la campagna elettorale nella Circoscrizione estero. Una vicenda che ha provocato molte polemiche che hanno tirato in ballo i ritardi della macchina organizzativa italiana, la carenza di copertura informativa, i comportamenti scorretti di taluni candidati.
Riepiloga queste riflessioni La Voce d’Italia, quotidiano in lingua italiana edito a Caracas, che sottolinea come da domani i riflettori lasceranno la circoscrizione estero per spostarsi a Castel Nuovo di Porto, nei capannoni della Protezione civile a nord di Roma, dove lunedì prossimo alle 15 (ora italiana) saranno costituiti i seggi (uno ogni 5 mila elettori) ai quali spetterà lo scrutinio delle schede. E finalmente vedremo il risultato di un’elezione alla quale per la prima volta hanno partecipato 3,5 milioni di aventi diritto (53 mila in Venezuela) tra gli italiani residenti all’estero.
«Noi possiamo parlare del Venezuela, dove abbiamo saputo di telefonate a casa di privati cittadini, durante le quali qualcuno, a nome del consolato, invitava a votare per un certo candidato, minacciando, in caso di rifiuto, il ritiro della nazionalità italiana o il mancato rinnovo del passaporto», scrive La Voce d’Italia. Che aggiunge altresì: «Buste elettorali alle quali era stata spillata propaganda di un candidato (come a Porlamar e a Caracas); buste elettorali non recapitate, oppure recapitate a indirizzi dove i destinatari delle buste non abitano più lì da vent’anni; ancora, buste di persone defunte recapitate a familiari che, invece, non hanno mai ricevuto i plichi loro intestati».
Ma questa ormai è storia di ieri.

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