SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Il metodo per verificare scientificamente l’efficienza dei trasporti pubblici a San Benedetto e dintorni è l’osservazione che ogni cittadino può condurre in proprio. Ci permettiamo tuttavia di segnalare due immagini emblematiche e contraddittorie della coesistenza tra il trasporto pubblico e quello privato: la prima riguarda l’intasamento delle strade del centro, specie nei giorni di mercato (sì: il mercato bisettimanale manda in tilt la città come forse avverrebbe in un film neorealista), ad opera di legioni di automobilisti pervicacemente aggrappati al volante, naturalmente alla rigorosa media di un occupante per ogni automobile.
Questa prima immagine è completa quando compaia all’orizzonte un dodici metri arancione, da intendersi come autobus di linea della Start, cilindrata dai 14 ai 18 mila centimetri cubici, anch’esso vuoto. Cubature che farebbero la gioia del più spregiudicato costruttore edile.
La seconda immagine è all’uscita dalle scuole, con qualche autobus colmo (ma un tempo lo sarebbe stato molto di più) e per decine di metri, sui marciapiedi (l’uso per cui sono stati comprati), i fuoristrada di genitori in premurosa attesa, che mai umilierebbero le tenere raffaellesche terga dei propri rampolli costringendole ai duri tavolacci dei mezzi del trasporto pubblico. La presenza di un autobus in mezzo al traffico viene forse percepito dai metallizzati automobilisti con la stessa indifferenza riservata da un obeso a una bicicletta: «a qualcosa servirà», penseranno senza verbalizzare.
La morale è la stessa: non è che il trasporto pubblico venga scartato dai cittadini, al termine di un ragionamento sui costi e i benefici. Più concretamente, non viene preso affatto in considerazione: se non ho la macchina e nessuno può accompagnarmi – in macchina – da un punto A a un punto B, tanto vale armarsi di pazienza e farsela a piedi. Che è poi un ritorno alla realtà, la scoperta delle reali distanze in una piccola città come San Benedetto.
La società pubblica Start spa ha unificato nel 2000 l’intero sistema di trasporti provinciale: l’“Azienda Multiservizi? sambenedettese (che oggi si occupa di tutt’altro, con profitto), la Sauc ascolana e il Co.tra.va.t. I soci sono tutti pubblici (i due comuni e la provincia detengono quasi l’intero capitale sociale, diversi comuni più piccoli hanno quote intorno all’1%) Oggi ha un bilancio annuo che si aggira intorno ai 12 milioni di euro e secondo il presidente Emidio Camaioni non si è mai trovata in situazione di grosso dissesto finanziario: conti in ordine e automobilisti in coda.
Ma il dato forse più interessante è che una percentuale tra il 70 e l’80% degli utenti Start è rappresentato da studenti. Ora, se si considerano i tre mesi estivi in cui le scuole sono chiuse e il contributo alle statistiche da parte degli utenti-turisti, si capisce senza bisogno d’altro che d’inverno il trasporto pubblico serve solo con funzione di scuolabus e che per il resto i circa 200 dipendenti Start (di cui 170 autisti più o meno) rappresentano una “politica keynesiana?: una sorta di lavoro socialmente utile. Utile ai lavoratori, a sostenere i consumi. Privi di qualsiasi altra utilità.
Ma è solo pigrizia da parte dei cittadini-automobilisti? In parte sì, certo: anche la bicicletta spesso non esiste nell’orizzonte mentale degli automobilisti. Ma almeno un’attenuante c’è. Come fare per conoscere gli orari e gli itinerari degli autobus? Inutili le tristi tabelle anni ’50 che si trovano alle fermate degli autobus risparmiate dalle intemperie e dai vandalismi. E inutile rivolgersi alla Start stessa, perché con grande souplesse vi sentireste rispondere che sì, da qualche parte deve essere rimasta qualche copia dell’unico orario disponibile: quello dell’estate 2005! È la prova che i trasporti pubblici d’inverno sono scientemente tenuti nascosti ai potenziali utenti.
Se non bastasse questo verificate gli orari da e per la zona industriale di Acquaviva (dove lavorano molte persone, che privatamente non fanno certo eccezione alla regola “una persona-una macchina?): partendo dalla stazione, gli autobus percorrono un paio di vie (via Roma, Statale 16) e arrivano alle 7,35, alle 13,28, alle 14,28, alle 18,28. E subito tornano indietro. Sufficiente ad evitare l’intasamento di via Manara all’ingresso e all’uscita dal lavoro? Naturalmente no: e infatti si auspica una nuova strada da Santa Lucia a Ponterotto, con o senza nuovo traforo al Monte della Croce. Mica la chiusura di qualche strada al traffico privato per favorire quello pubblico.
I bambini vengono lasciati giocare dopo aver mangiato tutta la minestra. Gli automobilisti capiranno forse di dover smettere di giocare con le costose automobiline dopo aver respirato l’ultimo Pm10.

Copyright © 2017 Riviera Oggi, riproduzione riservata.
(Letto 591 volte, 1 oggi)