SAN BENEDETTO DEL TRONTO – “Dopo la fine?. L’inizio. Un nuovo inizio, che segna un altro punto di partenza. Qui, a San Benedetto del Tronto, dopo Milano, Torino, Modena e Santo Andrè (Brasile, “Correspondencia? 3° Biennale di Incisione).
Collage, perché.
Innanzitutto, perché il “creare? dell’artista non è pensato come evasione, ma come invasione, sicuramente riluttante al puro esercizio di maniera, alle sfocature, alle predefinizioni.
Poi, è esplorazione, utilizzo, che privilegia una esigenza di ordine, di partitura razionale, di sequenza logica; e questa tecnica permette, attraverso tentativi metaforici, infinite varietà di soluzione, che si frantumano in precise molteplicità e delle visioni e del significato delle immagini.
L’artista, in fondo, vuole raccontare in modo diverso il reale, scrostando quella patina che rende il mondo edulcorato e prigioniero delle proprie effimere alterazioni.
Il collage, così, da solo o combinato, diventa strumento di un nuovo processo di costruzione: è ricerca, catalogazione, assemblaggio, introspezione, nuova sintassi.
E’ un’arte per il futuro, che genera altri spazi e altri accostamenti con l’utilizzo di materiali attinti dalla realtà. Materiali passati e gettati in fretta, che segnano il fluire del nostro tempo, che si sbriciolano dinanzi ai nostri stessi occhi, viziati dal consumismo intellettuale e dalla velocità di informazione.
Con la tecnica del recupero Matteo riscatta “l’umile e l’umiliato?, riconferisce nuova sensibilità e valore del vissuto quotidiano. La ricontestualizzazione è mossa e motivata dal rapporto con la memoria, perché “per la vita, conoscere è sempre ricordare e l’ignoranza appare interamente sotto forma d’oblìo…la memoria è il modo di conoscenza più prossimo alla vita…? (M. Zambrano).
Accanto a questa forte connotazione interiore, nelle sue opere emerge prepotente un senso ironico, che molto spesso compenetra il tragico. Così in “Ahh!?, appare il gioco serio: all’angustia del vortice, che inghiotte, le figure sembrano divertite e indifferenti; o in “A las cinco de la tarde?, gli acrobati appesi e sospesi in posizioni spericolate denunciano la fragilità dell’umano, senza fremiti o perplessità.
Ed è in questo senso che va intesa la sua denuncia “ideologica, sociale e politica?, contro la ripetitività del reale, contro la monotonia d’informazione (“Del bene del male e d’altro ancora?), contro la museificazione dell’arte (“Un’idea di paesaggio?).
Ogni opera, ogni storia, ogni favola (“Cappuccetto Rosso?) non debbono condurre al sonno, non debbono essere vissute “senza amore o scintilla di pensiero, senza fede o minima ansia di sapere? (F.G.Lorca), ma riattivare lo stupore, l’incubo, l’anelito della conoscenza, del vivere e dell’emozionarsi.

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