Vincenzo D’Ippolito. Sono stato contattato ieri sera dall’ex dirigente rossoblu, la cui famiglia deteneva (detiene ancora probabilmente) il 40% delle quote della società Bathford Ltd. “Io non c’entro più niente con la Samb, tanto meno con Mastellarini e Paterna con i quali ho fatto l’errore di mettermi insieme. La mia famiglia ha radici che non possono essere confuse con certi personaggi. La nostra serietà è indiscussa da tantissime generazioni (dal 1600), siamo citati anche nell’enciclopedia Treccani. Quindi la pregherei di chiarire come stanno le cose alla città di San Benedetto. A settembre 2005 la società aveva un debito stimato intorno ad un milione e 100 mila euro (era stato ridotto di molto il precedente disavanzo). Era mia intenzione abbattere ancora di più le perdite formando una squadra in economia ma anche con intelligenza. Altri non la pensavano così ed è successo quel che è successo. Avrei voluto donare il mio 40% ai tifosi ma non è stato possibile. Sono stato costretto ad andarmene mentre stavo rimettendo la Samb sulla strada giusta: abbattuto il debito a 1.100.000 euro, l’organico attuale aveva giocatori (guarda caso quelli assorbiti dal Pescara) che, come minimo (Pepe è un sicuro talento), hanno un valore di 700 mila euro. Bastava stringere i denti in questo campionato per ridare alla città una società sana. Ragionamento che qualcuno non ha gradito e che è alla radice di quanto sta accadendo oggi a San Benedetto» Parole dure nei riguardi di Materna e Mastellarini che dovranno ora essere molto più chiari rispetto a quanto hanno fatto finora. Se non lo faranno avvaloreranno le parole di Vincenzo D’Ippolito. Il quale in pratica dice: come mai il debito societario è cresciuto in maniera così spropositata? Soldini avrà le sue colpe ma che non riguarderebbero il grave deficit in cui versa oggi la Samb Calcio. Quindi se 2 + 2 fa quattro…

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