di Francesco Battistini
SAN BENEDETTO DEL TRONTO – «Siete dei truffatori!». È alle 20 e 13 che l’eroe di Mani pulite capisce come finirà: alle mani. La folla davanti al municipio lancia bottiglie e bombe carta, 160 poliziotti tirano lacrimogeni su 400 tifosi.
Cassonetti rovesciati. Macchine sfasciate. Nella sala consiliare Damian Macaluso, terzino uruguayano della Sambenedettese, prende il microfono. La marcatura è su Antonio Di Pietro. Ma quello da falciare è Alberto Soldini, il candidato dipietrista, l’ortofrutticolo di Ostia presidente della Samb che è accusato di non versare gli stipendi: «Io ho fame! – urla il Damian furioso -. Sono andato in banca e non ho trovato niente! Non mi paghi da ottobre! Devo mantenere la mia famiglia! Mi hanno sfrattato! Mi sono dovuto vendere la macchina! Agli allenamenti ci vado in bici! Non ho i soldi nemmeno per fare colazione! E meno male mi danno una mano i tifosi, altrimenti dormirei in strada!…». E’ a questo punto che i calciatori della Samb abbandonano il Soldini senza soldi. E lasciano lì anche Di Pietro e la sua Italia dei Valori che quei due milioni e mezzo di euro non pagati, l’unico valore che loro vorrebbero, proprio non ce li ha. Inutile ascoltare: la squadra si alza, se ne va.
Qualcuno scaglia pure il microfono sui mediatori del centrosinistra. La guerriglia si compie: Di Pietro che scampa al lancio di una transenna; Soldini che scappa sotto scorta fino al casello; il coordinatore dipietrista delle Marche che finisce al pronto soccorso (bottigliata in testa) con una dozzina fra poliziotti e carabinieri; un ultrà agli arresti.
Una cosa a Tonino adesso è chiara: a San Benedetto del Tronto non prenderà molti voti. Le vetrate del municipio sono in frantumi. Gli ultrà Onda d’Urto volantinano sul passeggio gli assegni protestati al presidente. Soldini si difende con querele e fotocopie di assegni (“Buffone, sono scoperti!”, gli hanno gridato), ma i manifesti lo ritraggono “wanted” e la sua candidatura, numero 3 per la Camera, ormai è ritirata: «Soldini era soltanto un nome di bandiera – minimizza Di Pietro -, non aveva nessuna chance. E io manco lo conoscevo: è stato lui a proporsi. Ai 945 candidati abbiamo chiesto il certificato penale. E lui era a posto. Poi è uscita questa storia dei debiti della sua squadra, che mi aveva taciuto. Mi sento una vittima, come i sambenedettesi. Sono andato là per chiedere scusa. Mi sono trovato in mezzo a scontri di piazza. Un piccolo G8 calcistico. Quando c’è di mezzo il calcio, le persone si trasformano in belve. E sono amareggiato, perché la posizione di Soldini fa acqua da tutte le parti. È insostenibile».
Impresentabile, uno accusato di non pagare stipendi, hotel, pullman, di avere 3 milioni e 800 mila euro di buco. Uno che è arrivato a Di Pietro per giri singolari, sostenuto dal mediatore d’affari Franco Fanali, che è presidente dell’Associazione Italia-Macedonia e a Skopje ancora lo ricordano per i suoi ottimi rapporti con esponenti di An, da Francesco Storace a Gustavo Selva, a Silvano Moffa. Impresentabile, dunque: ma come si fa a ritirare una candidatura ormai stampata sulle schede? «Anche se lo votano, Soldini non passa – garantisce l’ex pm -. E vorrei sapere quanti farebbero lo stesso, con le loro liste piene di gente con problemi penali, mica contenziosi civili».
È stata aperta una pubblica sottoscrizione e Di Pietro, che ha affrontato la questione rinviando pure l’incontro con i cassintegrati d’uno zuccherificio, promette 10 mila euro di tasca sua: «Sto dalla parte dei calciatori. Non voglio fare un’elemosina pubblica, quelli i soldi ce li hanno più di me. Però voglio che la Samb rinasca».
Culla di Zenga e Tacconi, sopravvissuta a una bancarotta e a Gaucci, la squadra oggi è terz’ultima in C1. Domenica pioveva e contro la Salernitana non c’erano nemmeno le maglie asciutte, per cambiarsi fra un tempo e l’altro. L’allenatore se n’è andato. La panchina è autogestita. E i calciatori sono assistiti come profughi: stanno nelle case dei tifosi, senza pagare affitto. Ogni mattina, ricevono i viveri da un comitato di solidarietà guidato da un prete. Vota Antonio: poteva essere un’onorevole salvezza. Ma il 27 del mese arriva prima del 9 aprile.

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