SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Dentro e fuori il Comune. I tifosi che hanno aspettato martedì 21 marzo l’arrivo del sen. Antonio Di Pietro e soprattutto del presidente della Sambenedettese Alberto Soldini, a partire dalle 18,30, hanno determinato un ingente spiegamento di forze dell’ordine: polizia e carabinieri hanno bloccato l’accesso a viale De Gasperi dagli incroci con via Voltattorni a sud e con via Abruzzi a nord.
Dinanzi all’ingresso del municipio il simbolo dell’imprenditoria di Soldini: carote buttate dai tifosi, tenuti a debita distanza dalle transenne. Nel corso del pomeriggio e della serata, specie quando Soldini e Di Pietro sono arrivati (ognuno per proprio conto), non sono mancati momenti di tensione: un vetro rotto, lancio di uova, petardi (uno dei quali esploso sopra un cellulare della polizia), scontri, contusi da una parte e dall’altra. Almeno tre tifosi sono stati portati via dalle forze dell’ordine per accertamenti. All’interno del Comune, per precauzione, erano state rimosse le vetrine con i doni istituzionali ricevuti dalle varie amministrazioni.
Qualcuno lamenta che una simile manifestazione non doveva essere autorizzata dalle autorità. Altri, più semplicemente, che Soldini non doveva sfidare la rabbia dei tifosi. D’altra parte il presidente in carica è rimasto per più di un’ora barricato all’interno dell’Urp, al pian terreno del Comune. Ha perso chi aveva scommesso che sarebbe fuggito dalla finestra. Soldini ha atteso di poter uscire. Naturalmente non più per affrontare la folla, che forse sarebbe riuscita a colpirlo, ma solo i calciatori, che hanno protestato vivacemente per gli assegni scoperti ricevuti in pagamento.
Anche qui Soldini non è “fuggito dalla finestra?. Negando l’evidenza, si è detto sorpreso che gli assegni fossero scoperti. Ma almeno la saracinesca del Comune era abbassata e il presidente ha potuto lasciare San Benedetto, stavolta sì dalla porta di servizio.

Copyright © 2017 Riviera Oggi, riproduzione riservata.
(Letto 2.040 volte, 1 oggi)